Ispirazioni

Turismo enogastronomico, come viaggiare attraverso il cibo e il paesaggio

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
1 Agosto 2024
9' di lettura

Al fenomeno dell’overturismo si contrappone il turismo lento, una forma di viaggio sostenibile che permette di scoprire i territori attraverso il cibo e il paesaggio, con un ritmo diverso. Vi raccontiamo due esempi diffusi sul territorio italiano, dal Biellese all’Ennese.

Nel 2018 l’UNWTO metteva in guardia da un turismo di massa, definito overtourism, sempre più insostenibile per molte mete italiane e non. Se la pandemia ha contribuito ad una battuta d’arresto del fenomeno, con le aperture si è scatenata una corsa forsennata alla ripresa economica, per recuperare gli anni di immobilità, rendendo il turismo una vera e propria panacea a tutti i mali economici e sociali. 

Ma come sempre, e per fortuna, c’è sempre l’altro lato della medaglia: all’overturismo si contrappone infatti il turismo lento, una forma di viaggio sostenibile che pare essere molto di tendenza tra gli italiani e non solo.

Sebbene sia stato rivalutato solo negli ultimi anni, lo slow tourism ha origini non proprio recenti. La sua nascita, infatti, risale al 1986 quando Carlo Petrini fondò il movimento culturale e gastronomico Slow Food. E se lo slow food promuoveva e promuove ancora la cucina locale e sostenibile, con lo stesso principio lo slow tourism è un invito a esplorare le destinazioni con un ritmo più lento.  

Al turismo lento si associa quindi una forte attenzione alla sostenibilità, anche in questo caso ambientale e umana, che ben si discosta dai principi che regolano invece il turismo di massa. Un turismo così fatto non può che apprezzare le peculiarità di ogni singola meta, compresa la cultura culinaria: prodotti locali che contribuiscono allo sviluppo economico del territorio e consentono di salvaguardare antiche tradizioni artigianali e produttive. Un immenso patrimonio materiale e immateriale che va per forza vissuto lentamente per essere assaporato, con tutti i sensi, e goduto. Turismo lento vuol dire elaborare dunque un nuovo rapporto con i luoghi, la natura, i sapori, la cultura e le comunità locali che diventano attori attivi e principali di questo “diverso” viaggio.

Il turismo lento come turismo diffuso e di prossimità in territori che conservano ancora la propria identità, e turismo relazionale perché i rapporti umani si consolidano o si stringono per la vicinanza e lo stupore della scoperta. 

A Biella nel 2019 è nato il progetto Slow Food Travel Montagne Biellesi che mette al centro il cibo e le produzioni locali, proponendo esperienze di viaggio coerenti con la filosofia del “buono, pulito e giusto”.  Le realtà produttive, ristorative e ricettive che ne fanno parte si intrecciano con i siti culturali della Rete Museale Biellese, per la crescita di un turismo sostenibile che accompagni il visitatore alla scoperta dei cibi, delle persone che li producono e dei luoghi distintivi dei paesaggi biellesi.

«È stato il primo progetto di questo tipo in Italia, l’idea è di legare la salute delle persone con quella dell’ambiente in cui vivono, alla loro agricoltura e biodiversità. È una relazione stretta tra cibo e paesaggio che ovviamente si lega con un progetto di valorizzazione turistica che non può esistere se la comunità non è sana e accogliente. Il desiderio è rendere i visitatori partecipi delle ricchezze del proprio territorio» racconta Nazarena Lanza, coordinatrice del progetto. 

Ogni anno 60 giovani sono impegnati come operatori nei 30 siti della Rete Museale Biellese, che in collaborazione con le 8 guide di Slow Food Travel Montagne Biellesi propongono escursioni culturali e tra i produttori e i ristoratori della comunità. Un turismo inteso come strumento di salvaguardia del paesaggio che sostiene le attività agricole locali e favorisce la conoscenza del territorio attraverso la collaborazione tra gli attori locali.

Nazarena, oltre a coordinare il progetto, gestisce la cucina dell’ex Monastero della Trappa di Sordevolo, tra i siti della Rete, perfettamente integrato col paesaggio montano, oggi simbolo di cura armonica e sostenibile del territorio. 

«Nella cucina valorizziamo i prodotti della filiera del latte ottenuti con le tecniche tradizionali di lavorazione del latte crudo in Alto Elvo, dal burro che è Presidio Slow Food alla toma magra. Un patrimonio prezioso per la diversità dei formaggi dovuta anche alla specificità di ogni pascolo, valle e cantina da cui si ricavano formaggi con una forte microbiodiversità. Il formaggio a latte crudo garantisce anche una biodiversità del gusto impossibile da trovare in produzioni industriali» sottolinea Nazarena.

Dal burro dell’alto Elvo alle castagne essiccate nelle tradizionali “graa”. A Bagneri, in Valle Elvo, si seccano ancora per 40 giorni e 40 notti le castagne attraverso un fuoco fumoso, solo dopo sarà possibile eliminare la buccia secca attraverso la battitura. Una tradizione unica che rischia di scomparire e che Slow Food Travel Montagne Biellesi, a supporto delle associazioni locali, cerca di promuovere e tutelare proprio a partire dalla rete di ristoratori che ne fanno parte.

«Nel biellese sono presenti molteplici realtà virtuose, dal punto di vista enogastronomico e non solo, che cercano quotidianamente di promuovere il loro territorio attraverso il lavoro, la cura e i frutti del loro operato. È un territorio ancora poco conosciuto che dal punto di vista turistico ha molto da offrire, ma
per le sue caratteristiche non è adatto a grandi afflussi. Negli ultimi anni comunità e associazioni si stanno adoperando per fare conoscere il proprio territorio anche a turisti che provengono da fuori regione. Un metodo sempre più efficace per promuovere il territorio attraverso le sue peculiarità e i piccoli produttori, nonché suoi abitanti, che permette di salvaguardare in questo modo la loro sopravvivenza»
sottolinea Ilaria Taglio, studentessa del corso di laurea magistrale in Cultural Heritage and Creativity for Tourism and Territorial Development di UNITO.

Anche in Sicilia paesaggio e cibo sono protagonisti di un nuovo umanesimo, attuando una politica di “marketing dell’autentico” in cui il prodotto turistico, artigianale ed enogastronomico viene offerto in un contesto territoriale fatto di valori culturali, ambientali, etici e salutistici che lo contraddistinguono e lo raccontano. Nella vasta area geografica dell’ennese, Kore Siciliae, sintesi di storia e natura, l’espressione dei territori si mescola agli antichissimi ‘saper fare’ delle comunità locali. È proprio qui che nasce il mito di Kore, simbolo della vita che si rinnova seguendo il ciclo delle stagioni e qui, accompagnati da uno scorrere lento del tempo, si viaggia attraverso percorsi enogastronomici assaporando cibi intensi e genuini e contatti umani tra storie e sorrisi.

Dalla pesca tardiva di Leonforte, detta anche settembrina, con una tradizione secolare fatta di incroci naturali tra varietà tardive locali esclusive del territorio ennese, al piacentinu ennese DOP, un formaggio con radici antiche risalenti al periodo dell’insediamento dei Saraceni in Sicilia. Furono proprio loro ad introdurre la pratica della pastorizia e a sviluppare le tecniche per la produzione di formaggi di qualità. Nel corso dei secoli, questa tradizione si è tramandata di generazione in generazione, fino a giungere ai giorni nostri. Ingredienti semplici e di alta qualità a partire dal latte crudo di pecora, proveniente principalmente dalle razze autoctone siciliane. Il sapore è arricchito dai pistilli di zafferano che colorano di giallo il formaggio e ne modificano il gusto conferendo un gusto ormai distintivo. Per quanto lo zafferano sia una spezia importata dall’Oriente è oramai conosciuto e coltivato in molte parti d’Italia ed è diventato un patrimonio della provincia di Enna.

«Il progetto Kore Siciliae per il GAL Rocca di Cerere rappresenta un’iniziativa di punta di un lavoro di promozione del territorio e delle nostre imprese – afferma il Presidente Michele Sabatino – che, malgrado esprimano qualità nei manufatti, spesso non sono in grado da sole di uscire dagli ambiti locali e territoriali. Per questo crediamo che il progetto sia una best practice volta a promuovere la sinergia tra le imprese del territorio e la loro promozione fuori dai nostri confini».

Sempre nel rispetto delle comunità e dell’ambiente, anche durante le meritate vacanze.

Altro della stessa categoria

L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare