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SMAQ Veneto, i Digital Ambassador sono pronti per supportare l’innovazione delle aziende

Susanna Piccin
Susanna Piccin
29 Febbraio 2024
6' di lettura

I quattro digital ambassador di SMAQ Veneto sono stati selezionati. Dopo una settimana di formazione intensiva a Pollenzo sono pronti a mettere a servizio delle imprese tutte le loro competenze per favorire l’innovazione attraverso la digitalizzazione.

È partita dal Veneto in direzione Piemonte una macchina con i quattro Digital Ambassador che hanno passato le selezioni per il progetto SMAQ Veneto. Quattro sconosciuti tra i 30 e i 40 anni che in qualche ora di viaggio si sono (ri)conosciuti in competenze, professionalità e soprattutto entusiasmo.

Alla guida la project manager Giulia Campagnolo che li ha accompagnati a Pollenzo – Bra (CN), sede dell’Università di Scienze Gastronomiche, per una settimana di formazione intensiva focalizzata ad introdurli al mondo della filiera agroalimentare

Il progetto SMAQ è stato ideato da Filiera Futura con l’obiettivo di supportare l’innovazione digitale e la promozione di specifiche produzioni agricole. Già replicato a Cuneo, Perugia, Ancona e Lucca, in Veneto viene promosso da Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona, associate a Filiera Futura, e finalizzato a sostenere aziende afferenti alla filiera dei piccoli frutti (mirtillo, lampone, more e ribes) attraverso l’accompagnamento all’innovazione digitale.

Gli “ambasciatori del cambiamento digitale” sono figure aggiornate sui moderni canali di comunicazione e orientate all’innovazione. Nello specifico, i quattro selezionati sono tutti già liberi professionisti veneti con una pregressa esperienza nel campo dei nuovi media digitali da diversi punti di vista. Il loro compito sarà quello di dare un sostegno concreto alla transizione digitale delle imprese agricole per due anni, durata complessiva del progetto. 

Durante la settimana di formazione avvenuta a inizio febbraio, i digital ambassador – Enrico Basso, Jessica Bertazzo, Michele Lorenzoni e Marta Vizzotto – sono entrati nel mondo dell’eccellenza che caratterizza l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, unica nel suo sguardo a 360 gradi che offre sul mondo del food. Si sono affrontati tutti gli aspetti del cibo, da quello tecnico a quello psicologico, di comunicazione e storytelling, della grafica, della percezione sensoriale, dell’economia circolare.

Silvio Barbero, Consigliere Delegato dell’Università, nonché co-fondatore di Slow Food e Presidente del Comitato Scientifico di Filiera Futura, ha condotto i ragazzi in un viaggio dentro i valori che sostengono le due istituzioni sin dalla nascita e che non si limitano al binomio gastronomia – cibo ma si allargano a ciò che è il territorio, le tradizioni, le persone. Uno sguardo sulla condizione vivente, umana, animale e vegetale. 

«È stato un modo per ritrovare quei valori della sostenibilità che animano SMAQ, Slow Food e l’Università stessa. Ho percepito nei cinque giorni a Pollenzo che quei valori, quell’animo, sono su tutto il territorio, nella cultura che abbiamo riconosciuto in ogni ristorante, azienda agricola, ogni persona incontrata» racconta Jessica Bertazzo, una dei Digital Ambassador.

C’è stata poi la visita a due eccellenze del territorio: “Il Frutto Permesso”, una delle prime aziende cooperative che in Italia ha abbracciato il biologico e che porta avanti, tra le altre cose, coltivazioni di mele e piccoli frutti; e l’Azienda Agricola Arezza che da oltre 20 anni coltiva anche mirtilli in maniera biodinamica. 

Durante la settimana di formazione è stato importante anche approfondire gli intenti del progetto SMAQ e conoscere le precedenti esperienze sia dal punto di vista degli organizzatori che di alcuni degli imprenditori coinvolti.  Sul Veneto l’iniziativa si differenzia dalle altre perché riguarderà solo l’importante ma ristretta filiera dei piccoli frutti e coinvolgerà ben cinque province.

Dice il Digital Ambassador Michele Lorenzoni: «L’ampiezza del territorio può essere una difficoltà perché in territori diversi ci sono diverse necessità, ma contemporaneamente può “far gioco” abbassando il livello di competizione tra le aziende. Avremo poi a che fare con realtà che non coltivano solo piccoli frutti ma differenziano i loro prodotti. La nostra sfida sarà far capire loro quanto l’innovazione, la digitalizzazione e la creatività possano generare valore. Spero di riuscire a passare la mia passione e mettere a servizio tutte le mie competenze».

La call per le aziende è stata aperta fino al 29 febbraio, ora i digital ambassador potranno finalmente incontrare di persona le realtà selezionate, ascoltare i loro bisogni e mettere in pratica tutte le loro competenze per accompagnarli al meglio verso una transizione digitale che rispetti i loro valori.

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L'autore

Susanna Piccin

Giornalista e social media manager di Italia che Cambia, è esperta e appassionata di ambiente e teatro.