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SMAQ Veneto, Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona puntano sulla filiera dei piccoli frutti per supportare l’innovazione digitale e la produzione agricola sull’intera regione

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
12 Gennaio 2024
7' di lettura

L’esperienza di SMAQ modellizzata da Filiera Futura – dopo Cuneo, Lucca, Perugia e Ancona – arriva anche in Veneto per consolidare la filiera locale dei piccoli frutti e dare forza ai territori. Un’opportunità per 30 aziende agricole della regione che hanno voglia di innovare, crescere e aprirsi a nuovi mercati.

Il 5 dicembre scorso è stato presentato a Padova SMAQ Veneto (Strategie di Marketing per l’Agroalimentare di Qualità). L’iniziativa, promossa da Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona con uno stanziamento di 300 mila euro, si basa su un modello ideato da Filiera Futura – a cui entrambe le fondazioni sono associate – e ha l’obiettivo di supportare l’innovazione digitale e la promozione di specifiche produzioni agricole.
In Veneto il Progetto SMAQ si concentrerà sulla filiera dei piccoli frutti.

Dopo le esperienze SMAQ a Cuneo, Perugia, Ancona e Lucca, un’intera regione ha scelto di valorizzare i prodotti e l’unicità di una filiera particolare attraverso linguaggi moderni. La filiera agroalimentare italiana, infatti, è quasi sempre associata all’idea di “tradizione” e ben poco all’innovazione. L’obiettivo di SMAQ è combinare il più possibile questi due aspetti per far risaltare l’unicità e restare al passo con i tempi,  seguendo i progressi della tecnologia e della comunicazione digitale. 

Il progetto si inserisce all’interno di una visione che vuole irrobustire le filiere locali e dare forza ai territori. Saranno circa 30 le aziende agricole che da tutte le province venete, con ambiti territoriali e ambientali diversi, potranno partecipare al progetto per ricevere una formazione mista e specializzata.

«Generalmente le formazioni di questo tipo sono puramente tecniche ma con SMAQ, oltre all’aspetto più propriamente di settore, sarà fornito un nuovo approccio che non è relativo al solo coltivare e/o conservare un prodotto, ma anche valorizzare, commercializzare e quindi migliorare la competitività delle aziende. Abbiamo scelto una filiera innovativa considerando anche i diversi areali proprio per aprire nuove prospettive di coltivazioni che non siano le classiche già presenti» commenta Paolo Sambo, professore ordinario di Orticoltura e Floricoltura presso l’Università di Padova e responsabile scientifico del progetto. 

Il progetto SMAQ è diventato una best practice replicata in contesti diversi che, partendo dall’idea originaria, riesce a calarsi e adeguarsi all’interno delle diverse realtà dando voce agli imprenditori e alle filiere agricole locali. 

Nel caso specifico del Veneto, la filiera dei piccoli frutti può essere adattata su terreni piccoli e grandi oltre che in zone diverse. «Nella selezione delle aziende non sono stati posti né limiti di età né di superfici proprio perché puntiamo sull’interesse e sulla predisposizione a innovare e a crescere delle aziende. Mi aspetto imprese condotte da giovani imprenditori perché la sensibilità verso il digitale è innegabilmente una caratteristica legata all’età, ma non ci poniamo limiti. L’obiettivo è di raggiungere 5 aziende per provincia, un bel numero rispetto ai progetti precedenti e valutarle solo sulla base della loro voglia di partecipare, di fare community, migliorare le loro caratteristiche, aumentare il mercato» continua il professore Paolo Sambo.

Creare community significa interazione tra le diverse aziende partecipanti, scambio di esperienze e saperi tra areali produttivi, diversità di vedute che diventano ricchezza: un approccio utile alle aziende che muovono i primi passi e a quelle che sono sul mercato da diversi anni. SMAQ Veneto è un’opportunità per incoraggiare anche un ricambio generazionale del settore agricolo, promotore di un diverso approccio alla sostenibilità e all’ambiente. Un’occasione per portare a casa conoscenze necessarie, anche per chi ancora non dispone di grandi mezzi tecnici e superfici, per affacciarsi a nuovi mercati con linguaggi di comunicazioni più adatti attraverso, ad esempio, la creazione di un sito o di un’etichetta narrante. Un ruolo importante in tal senso sarà quello svolto dai Digital Ambassador che accompagneranno le aziende in questo percorso. «A fine gennaio capiremo che tipo di target abbiamo raggiunto, da quali livelli di conoscenza e da quali esigenze partiremo. Non sappiamo ancora chi ricoprirà il ruolo dei Digital Ambassador che mi affiancheranno in questo percorso che durerà 24 mesi, ma sono davvero curiosa di conoscere i risultati che otterremo. È una filiera di nicchia, non è diffusa come quella cerealicola in Veneto, ma resta un settore primario. I numeri non sono altissimi, ma le realtà ci sono e spero arriveranno le candidature di coloro che vorranno attivarsi per diversificare il settore produttivo anche all’interno di una stessa azienda. Diversificando, infatti, ci si salva dalle crisi. Non possiamo più pensare ad un’azienda con un’idea di agricoltura retrograda e statica. Ci auguriamo che SMAQ Veneto sia un approccio che sempre più aziende decideranno di adottare, per questo immaginiamo anche il dopo. Tra gli obiettivi ci sarà anche la proposta di soluzioni insieme al contributo fattivo da parte degli agricoltori» sottolinea Giulia Campagnolo, Project Manager di SMAQ Veneto.

Le call per individuare i Digital Ambassador e le aziende sono ancora aperte e le trovate a questo link >>, mentre si organizzano momenti di presentazione del progetto nelle diverse aree geografiche della regione. L’avvio della formazione è previsto a partire dal mese di marzo. «Parte integrante saranno le informazioni e le interazioni con i progetti svolti su altri territori e il confronto con le realtà locali, per un programma che tenga conto dei diversi ambiti e che risponda alle esigenze e alle aspettative delle aziende. La formazione alternerà momenti in presenza con tutte le aziende, momenti di interazioni ed esercitazioni, e momenti di formazione a distanza. Ci saranno anche delle formazioni specifiche per ambito territoriale» conclude il professore Paolo Sambo.

L’agricoltura affronta delle sfide enormi, in parte prevedibili ma complesse, e oggi trovare soluzioni in tempi rapidi non è semplice. In questo senso, un progetto come SMAQ Veneto può rappresentare un tassello importante di una strategia di innovazione sempre più necessaria sui territori. 

Per rivedere la presentazione del progetto SMAQ Veneto del 5 dicembre, presso la Sala Conferenze di Palazzo del Monte di Pietà a Padova, clicca qui >>

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L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare