Ispirazioni

Quanto ci costa il consumo di suolo?

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
22 Aprile 2024
8' di lettura

Nella giornata dedicata a celebrare l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra ci soffermiamo sull’importanza del suolo, un vero e proprio ecosistema e non una semplice superficie, capace di fornire servizi ecosistemici necessari all’uomo. 

Un ettaro di terreno fertile ogni anno assorbe circa 90 tonnellate di carbonio, è capace di drenare 3 milioni 750 mila di acqua e, se coltivato, può sfamare sei persone per un anno. In condizioni naturali, un suolo fornisce servizi ecosistemici necessari per il genere umano, dall’approvvigionamento di materie prime e prodotti alimentari, a servizi di regolazione della qualità dell’acqua, della protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, a servizi di supporto necessari per la conservazione della biodiversità, l’habitat delle specie, il paesaggio e il patrimonio naturale.

Allo stesso tempo è una risorsa fragile che spesso non viene considerata con la giusta attenzione e la consapevolezza necessaria. Le pratiche scorrette agricole, forestali e zootecniche, le variazioni d’uso, gli effetti dei cambiamenti ambientali globali, possono limitare o inibire di molto la funzionalità le cui conseguenze diventano evidenti solo quando sono irreversibili o in uno stato così avanzato da rendere oneroso il ripristino. 

Oggi è la Giornata mondiale della Terra, sono in corso eventi e manifestazioni per celebrare l’ambiente e la salvaguardia del nostro pianeta. Un’attenzione che non dovrebbe limitarsi a una sola giornata all’anno, anzi. I dati a disposizione ci confermano che abbiamo già superato alcune soglie per una garanzia di futuro sostenibile, possiamo attutire gli eventi della crisi climatica in atto, di certo non fermarli. La consapevolezza procede non sempre spedita rispetto alla road map necessaria per raggiungere determinati obiettivi. 

Tra i dati che fanno riflettere ci sono anche quelli relativi al consumo di suolo, ovvero la perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Il fenomeno si riferisce, quindi, a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative.

L’Italia, ad esempio, negli anni ha prodotto leggi sull’argomento come la 183/89, ma nella pratica sono state tutte depotenziate. «Abbiamo a disposizione delle normative a cui la politica spesso non dà il giusto spazio. L’Italia al momento non ha una legge che provi a contrastare il consumo di suolo, un controllo necessario per contrastare o contenere le espansioni delle città, l’allargamento nei territori agricoli. La velocità con cui prosegue il consumo di suolo nel nostro Paese è di circa 2,4 metri quadrati di suolo ogni secondo. Nel 2022 è cresciuto a ritmi che non si vedevano da oltre 10 anni. Perché? Quali obiettivi stanno dietro questo consumo spropositato?» commenta Gabriele Bollini, esperto di Pianificazione territoriale e urbanistica sostenibile, processi di conversione ecologica delle città e dei territori.

Il fine economico sembra prevalere su tutto, come si legge nell’ultimo rapporto annuale dell’Ispra, lo sviluppo dei poli logistici e la grande distribuzione organizzata figurano tra le principali cause di incremento della superficie consumata in Italia. 

Gli incrementi maggiori, in termini di consumo di suolo netto avvenuto nell’ultimo anno, riguardano Lombardia (con 908 ettari in più), Veneto (+739 ettari), Puglia (+718 ettari), Emilia-Romagna (+635 ettari), Piemonte (+617 ettari). Osservata speciale è l’Emilia-Romagna, prima per consumo di suolo in aree a pericolosità idrogeologica media. I suoi 433 ettari edificati in zone a rischio rappresentano quasi la metà del consumo di suolo nazionale in queste aree. Questo comporta sempre meno aree agricole e servizi ecosistemici a disposizione.

L’Ispra ha provato a calcolare il valore economico dei servizi offerti dal suolo. Si legge che «analizzando i valori di perdita del flusso annuale tra il 2006 e il 2022 la variabilità va da un minimo di 7,1 miliardi a un massimo di 8,3 miliardi di euro l’anno». Vuol dire che se pagassimo i servizi che la natura ci offre, questa sarebbe la cifra da spendere. 

«È importante che la gente conosca questi dati, da cui nascono, ad esempio, comitati per difendere la vegetazione dei corsi d’acqua che consolida le sponde. La partecipazione è indispensabile, prendere in mano le capacità di futuro, controllando come vengono usati i soldi dell’Europa. Tutto questo comporta un necessario cambio di paradigma per portare a sistema un progetto sostenibile che tenga insieme anche gli aspetti economici» continua Bollini. 

È recente la notizia del voto favorevole del Parlamento Europeo sulla proposta della Commissione per una legge sul monitoraggio del suolo, il primo atto legislativo nella storia dell’Unione europea dedicato al suolo. ll Movimento Globale Salva il Suolo è stato coinvolto nelle consultazioni sulla legge con la Commissione europea e ha definito la sua approvazione “un passo avanti fondamentale”. La nuova legge obbligherà i Paesi dell’UE a monitorare prima e a valutare poi lo stato di salute di tutti i suoli presenti sul loro territorio. 

Si stima che circa il 60-70% dei suoli europei sia insalubre, il che costa all’UE almeno 50 miliardi di euro all’anno. Il degrado del suolo ha un impatto negativo su 3,2 miliardi di persone nel mondo. Il suolo è un ecosistema, una risorsa rinnovabile, capace di ritrovare un suo equilibrio alterato da un evento di pressione e far fronte ai cambiamenti climatici nei lunghi periodi. Sono dunque necessarie le misure per ottenere suolo sani entro il 2050.  

«Si tratta di una legge, sperando che finisca il suo iter, molto importante perché consente di ripristinare la salute del suolo, fermando il consumo, adottando nelle aree agricole e urbane misure basate sulla natura, soluzioni che riducono gli effetti dell’impermeabilizzazione e che rendono il territorio e i corsi d’acqua più resilienti al cambiamento climatico. Sarebbe una legge quadro che consentirebbe di restituire spazio ai fiumi, cosa che nel resto d’Europa si fa già, mentre in Italia proponiamo la rincorsa alla messa in sicurezza con argini. Una legge indispensabile che consentirebbe di affermare un principio fondamentale: il suolo è un ecosistema, non una superficie, non un supporto. Una legge che consentirebbe di riconoscere che consumare suolo significa perdere servizi ecosistemici in termini di produzioni agricoli, di legname, di impollinazione, di regolazione di microclima, di regime idrogeologico» conclude Gabriele Bollini.

L’esperto, insieme all’associazione di cui è presidente “Analisti ambientali”, ha proposto di introdurre il consumo di suolo nei bilanci comunali. La voce “perdita economica per consumo di suolo” darebbe contezza e permetterebbe di prendere coscienza di ogni ettaro perso, del perché viene cementificato e quali sarebbero i costi dei servizi naturali persi.

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L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare