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“Quando la manna non cade dal cielo”, il progetto di Fondazione con il Sud per rilanciare la coltura tipica delle Madonie

a cura di Salvina Elisa Cutuli
“Quando la manna non cade dal cielo”, il progetto di Fondazione con il Sud per rilanciare la coltura tipica delle Madonie
a cura di Salvina Elisa Cutuli
07 Ottobre 2022
7' di lettura

Un progetto ambizioso per ripristinare la produzione della manna da frassino, coltura tipica dell’area di Castelbuono e Pollina nelle Madonie. Così Fondazione per il Sud rilancia la manna, un risorsa unica per le sue qualità, capace di creare economia e occupazione per il territorio.

Il territorio nell’area delle Madonie, in Sicilia, compreso tra i comuni di Castelbuono, Cefalù, Geraci Siculo, Pollina e San Mauro Castelverde è storicamente attivo nella produzione della manna. Ad oggi è l’unica zona al mondo in cui sopravvive la mannicoltura. Al fine di conservare, tutelare e sviluppare questo prodotto, che si ricava attraverso dei tagli fatti sui tronchi di alberi di frassino, grazie ad un finanziamento di Fondazione con il Sud è stato avviato il progetto “Quando la manna non cade dal cielo” che prevede la rimessa in coltura di terreni interessati dalla presenza di frassineti abbandonati e una fase formativa che dovrà consentire il trasferimento di competenze e conoscenze da parte dei più anziani produttori di manna alle giovani generazioni. La manna così prodotta viene conferita annualmente ad un consorzio che raggruppa 4 cooperative – tre con sede a Castelbuono, Cooperativa Oasi, La 50 e Il girasole (quest’ultima sarà a breve sostituita da un altro ente) e la cooperativa Nuova Alba con sede a Pollina. Un impulso a preservare questo territorio, rimasto ormai unico, e permettere ai vari rivenditori di raggiungere un mercato che da soli non avrebbero mai potuto conquistare.

“Quando la manna non cade dal cielo”, il progetto di Fondazione con il Sud per rilanciare la coltura tipica delle Madonie

La produzione della manna è molto lenta e per nulla prevedibile. Il frassino inizia ad essere pronto all’età di circa 8-10 anni, ma diverse variabili possono influenzare la produzione. Il frassino non è in grado di produrre manna senza l’intervento dell’uomo o, come avviene in natura, di un insetto, il rodilegno, che buca la corteccia per deporvi le sue uova. Incidere la corteccia non è un’operazione semplice, un piccolo errore può ridurre drasticamente la produzione di quell’anno. Le cooperative che fanno parte del consorzio hanno circa 20 persone che si occupano di questo aspetto.

Gli operatori addetti alla pratica giornaliera dell’estrazione della manna dal tronco e grossi rami dei frassini, i mannicoltori noti anche come ‘ntaccalori, conoscono l’arte di effettuare le ‘ntacche, incisioni. Una tecnica che costituisce l’elemento chiave di questa straordinaria professionalità, unica nel panorama mondiale. Imparare l’arte dello ‘ntaccaloro (incisore) è un cammino lungo e noioso, spesso basato sulla risoluzione di piccoli imprevisti che richiedono tutta l’esperienza e la sapienza dei vecchi “maestri” mannicoltori.

La raccolta avviene da fine luglio a settembre e servono determinate condizioni climatiche, temperature alte e pochissima umidità. Sopra i 40 gradi la pianta non produce più manna per shock metabolico, così come la presenza di brina scioglie la manna che ha le caratteristiche di un fiocco di neve. Come racconta Vincenzo Barreca, presidente del consorzio, «la produzione è legata all’aleatorietà del clima. I cambiamenti climatici non sono di aiuto, le piogge torrenziali di luglio e agosto degli ultimi anni, ad esempio, hanno dato effetti negativi. Purtroppo è impossibile prevedere come sarà da qui a qualche anno».

Quando arriva un temporale improvviso e cessa l’attività del mannicoltore nel frassineto, le vespe riconoscono gli alberi che possono produrre ancora manna e vanno a “inciderli”, asportando un po’ di corteccia attorno alle incisioni fatte nei giorni precedenti. Con questa operazione le vespe determinano un’ulteriore fuoriuscita di manna. Non si tratta di quantità elevate, ma su numerose piante anche pochi grammi per pianta diventano chili. Ogni frassino, inoltre, ha una sua lucertola che va a bere il liquido zuccherino dall’incisione. I mannicoltori le lasciano tranquille perché proteggono la manna dagli insetti che potrebbero invece danneggiarla.

“Quando la manna non cade dal cielo”, il progetto di Fondazione con il Sud per rilanciare la coltura tipica delle Madonie

La produzione di ogni singola pianta nell’arco della stagione produttiva può variare da 500 grammi a 1,5 kg. In base alle diverse modalità di raccolta la manna può essere distinta in manna cannolo o manna eletta o cannellata, praticamente pura, che può essere utilizzata direttamente e costa circa 200 euro al chilo. La manna estratta con questa pratica scivola lungo un filo di nylon teso dall’albero al terreno, su cui si condensa formando il cannolo; la manna drogheria costa un po’ meno, è pura ma contiene delle impurità perché porta con sé, a differenza della manna cannolo, un po’ di corteccia; infine la manna lavorazione, molto impura, che viene raccolta nelle foglie di fico d’india disposte ai piedi dell’albero.

La manna ha numerose caratteristiche riconosciute anche dal ministero della sanità. Le proprietà medicinali sono note fin dall’antichità, già nella medicina araba questo prodotto era utilizzato in campo terapeutico. Gli impieghi sono molteplici: la proprietà più nota è quella lassativa e probiotica, ma possiede effetti benefici anche sull’apparato respiratorio sul quale esplica azione fluidificante, emolliente e sedativa. Può essere usato anche nelle congestioni oculari. Il principale uso farmaceutico della manna avviene sotto forma di decotto. Negli ultimi anni è usata anche nell’industria cosmetica e nel campo della ristorazione: sono tanti i ristoranti stellati a servirsene. La manna delle Madonie è un presidio Slow Food venduto in tutta Europa grazie anche all’e-commerce messo in piedi dal consorzio. A breve sarà possibile esportarla anche negli Stati Uniti e in Australia.

«Facendo una ricerca su google si trovano centinaia di prodotti alla manna, in realtà la maggior parte di questi sono finti. Contengono, infatti, il mannitolo che è un prodotto di sintesi estratto dalla barbabietola da zucchero e ha solo una delle componenti della manna che, al contrario, è un fito complesso. Si vendono prodotti che hanno solo il 30% di manna naturale. Noi del consorzio vendiamo prodotti che contengono il 100% di manna naturale» racconta Vincenzo.

Dal 2016 a oggi il consorzio si è ampliato, ha rilanciato questa antica tradizione attraverso l’eccellenza dei prodotti realizzati dalle cooperative che lo costituiscono. Manca un ultimo passo: Fondazione per il Sud sta seguendo, infatti, la costruzione di un nuovo laboratorio a Castelbuono che verrà completato ad agosto. Qui si realizzeranno nuovi prodotti con la manna, dal cioccolato alle confetture e una linea di purificazione della manna lavorazione.

La manna sulle Madonie non cade dal cielo ma sgorga dai frassini divenendo una risorsa unica per la sue qualità in grado di creare economia ed occupazione per il territorio. La sua valorizzazione dimostra come la biodiversità tipica di un luogo può creare reddito se rispettata al meglio.

L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Archeologa e giornalista. Dal 2018 collabora con Focus Storia. Lavora a progetti di divulgazione – soprattutto in ambito giornalistico – attenti a tematiche, oggi più che mai, importanti come sostenibilità, ambiente, cibo, nuovi stili di vita, arte, partecipazione attiva e democratica, clima, disabilità, lavoro, salute, mobilità, energia, tematiche di genere, legalità. Uno su tutti, Italia che Cambia. In particolare, svolge approfondimenti su cibo e filiera alimentare.

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