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La viticoltura in Sicilia tra siccità e diversità tra i due areali principali di produzione

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
10 Luglio 2024
8' di lettura

Siccità e poco sostegno per i piccoli produttori. Sono queste le principali sfide per le imprese vitivinicole siciliane. Fondazione Con il Sud, nell’ambito del programma Terra & Tech ideato da Filiera Futura e dall’incubatore del Politecnico di Torino I3P, ha ospitato lo scorso 6 giugno un momento di ascolto e confronto con l’obiettivo di identificare soluzioni innovative per le sfide della filiera, dal lavoro in vigna al marketing e alle cantine.

La Sicilia è nella morsa di una forte siccità che, da diversi mesi e anche a seguito delle alte temperature, non sembra dare tregua causando forti disagi anche nel campo della filiera agroalimentare. Le preoccupazioni per gli agricoltori e gli allevatori dell’isola sono davvero tante, poche invece le rassicurazioni anche in vista dell’estate appena cominciata. Difficoltà che stanno colpendo vari settori della filiera, compresa la viticoltura. Si sono confrontati anche su questo punto alcuni dei viticoltori siciliani riuniti dall’evento Terra & Tech lo scorso 6 giugno a Polizzi Generosa.

Dopo Cuneo, Verona e Lucca, Filiera Futura e Fondazione Con il Sud hanno proposto una giornata di confronto, organizzata in collaborazione con l’Incubatore del Politecnico di Torino I3P, per dare voce agli operatori e alle operatrici della filiera vitivinicola dell’isola e conoscere le esigenze del settore e le sfide da affrontare. A ospitare l’incontro è stato Verbumcaudo, un antico feudo delle Madonie, confiscato alla mafia e oggi coltivato da una cooperativa di giovani madoniti, di cui vi parleremo presto. 

La viticoltura in Sicilia sta attraversando un momento di complessità, alla siccità si aggiunge anche un calo delle vendite del vino rosso. È la produzione dell’areale della Sicilia centro occidentale a risentirne maggiormente sia perché è qui che si concentra la produzione maggiore e sia perché manca una cooperazione di tipo strutturale che potrebbe supportare i piccoli produttori. 

Il calo dei consumi è in realtà abbastanza generalizzato anche a livello nazionale: il vino viene spesso sostituito, soprattutto dai giovani, da bevande alternative e la concorrenza internazionale che vende anche a prezzi più bassi non aiuta. Ma in Sicilia c’è di più. «Qui stiamo patendo anche la mancanza di manodopera e di meccanizzazione che favorirebbe l’abbassamento dei costi. Bisogna anche distinguere i due principali contesti produttivi siciliani» sottolinea Antonio Sparacio, Dirigente UO Ricerca e Sperimentazione dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Regione Sicilia.

La produzione ai piedi dell’Etna e della parte sud orientale, infatti, è un’oasi felice per diversi motivi: i quantitativi prodotti sono molto più bassi rispetto alla zona centro occidentale e l’immagine che si è creata intorno a questa area fa da traino anche per i produttori più piccoli. La produzione si aggira intorno al 10-15% rispetto a quella prodotta dall’altro lato dell’isola e le dimensioni delle aziende sono molto diverse. Al contrario, sul fronte occidentale esistono grandi cooperative con circa 6mila ettari di vigneto e 1.500 soci. Ad essere complicata non è solo la programmazione ma anche la distribuzione sul mercato.

La testimonianza di Alessandro Chiarelli proprietario di Chiarelli Rossotti Winery

Lo vive sulla propria pelle Alessandro Chiarelli, delegato per questioni agricole Confcooperative Sicilia e proprietario di Chiarelli Rossotti Winery, una cantina immersa nella valle di Calatubo in provincia di Trapani. «Manca la manodopera, un avvicinamento alla terra da parte di giovani con prospettive nuove: potrebbe sembrare un lavoro “vecchio”, ma se contestualizzato con la presenza dei turisti, ci si può davvero reinventare anche per garantire una continuità con il ricambio generazionale. Servono proposte, sperimentazioni e tecnologia. Inoltre gli adempimenti per mantenere in piedi una cantina medio piccola sono uguali a quelli richiesti per le cantine molto grandi. È un rapporto impari perché chi ha una cantina piccola non può avere la rete commerciale e il mercato di un’azienda nota sul mercato».

Chiarelli, produttore di Grillo, Nero d’Avola e Cataratto, appartiene da generazioni a una famiglia di imprenditori agricoli e viticoltori. Negli anni ‘70 suo padre decise di smettere di produrre vino aderendo ad una cantina sociale, pensava ad altre strade per il proprio figlio. In parte è stato così, ma il richiamo della terra non si è mai perso. Chiarelli oggi gestisce un’azienda agricola multifunzionale dove si producono ortaggi, cereali, agrumi, si allevano animali, si fa ospitalità e da dieci anni ha introdotto nuovamente la produzione di vino in una piccola cantinetta che spera di trasformare presto in un centro di turismo del vino.

«A convincermi è stato anche lo slancio di mio figlio che ha deciso di puntare, anche lui, su questa attività. Abbiamo tantissime opportunità ma anche tante difficoltà. Bisogna fare rete, un progetto comune, creare una mappatura reale di tutte le cantine vinicole che producono sotto 100 mila pezzi che sono quel tessuto che ha bisogno di aiuto e fa la differenza. Non serve dare spazio solo alle cantine rinomate e già conosciute. Lo richiede l’espansione del mercato turistico, ma purtroppo manca un adeguamento dal punto di vista politico e gestionale. Le soluzioni non mancano, basterebbe ad esempio promuovere una legge che inserisca nella grande distribuzione almeno il 20% ottenuto da cantine minori oppure inventarsi un portale di vendita di soli vini italiani e regionali in cui inserire tutte le cantine e rendere il marketing più accessibile a tutti» continua Chiarelli.

Soluzioni che vanno cercate e attuate anche rispetto agli effetti del cambiamento climatico. L’aumento delle temperature congiuntamente alla mancanza di acqua nel suolo ha provocato un anticipo delle maturazioni delle uve soprattutto nelle zone dove la viticoltura si fa in asciutto. «Dove non si fa uso di acqua le maturazioni avvengono sempre più velocemente creando degli squilibri tra la parte zuccherina e la parte acidula dei mostri stessi. Le temperature alte, inoltre, possono arrecare delle scottature ai frutti che si ripercuotono in maniera negativa sulla qualità del prodotto stesso. La vite è una pianta generosa ma arriverà il momento in cui non riuscirà più a sopportare questo stress termico, abbiamo già degli esempi per altri tipi di colture» sottolinea Antonio Sparacio.

Con quali soluzioni si può guardare al futuro?

Si sta pensando di spostare i vigenti verso zone più fresche e alte. Molti ricercatori consigliano di usare le reti ombreggianti che favoriscono e mitigano l’effetto delle temperature, perché una pianta che traspira poco consuma meno acqua, oppure usare bioprotettori come alghe e lieviti che vanno a migliorare la risposta e l’adattamento della pianta all’ambiente, un rafforzamento del microbiota delle radici e dei tessuti delle piante. Soluzioni utili nell’immediato per cercare di salvaguardare la parte economica e produttiva del vigneto e lo stato di salute delle piante stesse. Ma se la situazione continuerà negli anni a venire con questa tendenza e non si saranno trovate le soluzioni strutturali per approvvigionamento idrico sarà un bel problema. 

«Reti di distribuzione delle acque per i consorzi di bonifica efficienti, favorire nelle cantine il riuso delle acque reflue, favorire il livello strutturale dei sistemi che possano fare in modo di riutilizzare le acque sono alcune delle soluzioni da mettere in pratica. Ogni goccia è preziosa. Nel futuro ci sarà da verificare la possibilità di utilizzare dei nuovi impianti di varietà che hanno maggiore resistenza alla siccità, il Catarratto, ad esempio, manifesta una minore sensibilità alla siccità del terreno, alla calura estiva, agli stress termici e idrici esasperati, ma non si possono scegliere le varietà in funzione della loro adattabilità, il mercato vuole alcune tipologie di vini. Bisognerà trovare degli areali diversi rispetto a quelli attuali» conclude Antonio Sparacio.  

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L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare