Ispirazioni

Il 21 marzo celebriamo l’arrivo della primavera e la giornata mondiale della semina

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
21 Marzo 2024
9' di lettura

A cosa serve la semina? Quanto è importante per la salute dei nostri suoli? In occasione della giornata mondiale della semina vi raccontiamo l’importanza di questa pratica e i suoi effetti benefici sui territori e l’uomo.

Per l’emisfero boreale il 21 marzo è la data che segna l’inizio della primavera ma è anche, sebbene non sia molto conosciuta, la giornata mondiale della semina. Celebrata per la prima volta nel 2015, è un momento importante per “onorare” le diversità delle specie vegetali nel mondo. Se ne stimano circa 400.000, anche se il mondo fa affidamento solo su 150 specie di piante per nutrirsi. Garantire la sopravvivenza di queste specie è importante per preservare gli habitat come risorsa futura, per usi alimentari e non. 

Ecco perché è così importante la semina. Dietro questo atto, così antico e allo stesso tempo semplice, si racchiude un mondo, in senso figurato e non! Pensiamo mai davvero a cosa mettiamo sulla nostra tavola? La filiera dei prodotti scelti? Il tempo e le risorse necessarie per produrli? Ma soprattutto facciamo mai caso che l’origine di tutto è un piccolo seme?

I semi, simbolo di fertilità e biodiversità, sono al centro di un acceso dibattito tra gli agricoltori e i vari modi di intendere l’agricoltura. L’agricoltura convenzionale li ha selezionati pensando al profitto economico, cercando di riunire in un’unica varietà le caratteristiche più vantaggiose per l’uomo: ad esempio, la resistenza alle malattie, il rendimento alto con frutti belli da vedere e di grandi dimensioni. Varietà che hanno perso la diversità genetica che contraddistingue le specie naturali e la capacità di adattarsi e rispondere agli imprevisti. 

Le piante usate in agricoltura industriale sono selezionate per essere coltivate ovunque, senza tener conto dell’identità dei territori, ma hanno bisogno dell’aggiunta di concimi, antiparassitari e pratiche agricole e di lavorazione del terreno che, nel tempo, riducono la fertilità dei suoli favorendo la perdita di nutrienti, sostanze organiche e flora microbica.

Secondo l’UNCCD – United Nations Convention to Combat Desertification, infatti, il 52% di tutti i suoli dedicati alla produzione agricola è degradato, cioè reso poco fertile, se non del tutto infertile, dall’impiego massiccio di pesticidi e fertilizzanti chimici. Anche seguendo una dieta corretta, la frutta e gli ortaggi che mangiamo oggi sono molto meno ricchi di sostanze nutritive di quanto non fossero cinquant’anni fa.

Al fine dunque di sensibilizzare e far comprendere il significato e il valore della semina, sono sempre più frequenti in Italia e nel mondo pratiche di semina collettiva che coinvolgono non solo gli agricoltori, ma anche la gente comune.

A Camporeale, in provincia di Palermo, la cooperativa di agricoltori bio Valdibella, un po’ prima dell’arrivo della primavera, organizza da ben undici edizioni una giornata di semina collettiva che coinvolge la comunità, la società civile, le scuole del paese e i comuni vicini. Una pratica ormai diventata una tradizione che ogni anno si rinnova con un tema diverso. L’anno scorso la giornata di semina è stata dedicata ai giovani in agricoltura, quest’anno al tema degli ogm, una “minaccia” sempre più concreta come paventato dalle politiche dell’Unione Europea.

«Abbiamo “appreso” questa iniziativa circa 13 anni fa grazie a un’idea di Ueli Hurter, agricoltore biodinamico, e di Peter Kunz, selezionatore di cereali biologici, che animarono la prima semina in Svizzera nel 2006. Il loro intento era diffonderlo nel mondo e ci sono riusciti. Noi di Valdibella, come primi rappresentanti delle Comunità del Cambiamento Slow Food in Sicilia, non potevamo che raccoglierne il testimone. È diventato anche il nostro intento arricchendolo di altri significati: promuovere una sana agricoltura che si fonda sul diritto ai semi liberi e in aperta opposizione agli OGM e alla loro diffusione in agricoltura. Non solo non conosciamo la loro pericolosità, ma contribuiscono anche a rimarcare un’impostazione politica dell’agricoltura che accentua tutto nelle mani di pochi operatori» racconta Massimiliano Solano, presidente di Valdibella. 

L’obiettivo della giornata di semina, che ogni anno si trasforma in una vera e propria festa, è contribuire ad una maggiore consapevolezza, creare una connessione tra l’agricoltura e la società civile per essere compartecipi di un progetto comune capace di rispettare la terra e quindi l’uomo.

«Nonostante undici edizioni è difficile percepire grandi cambiamenti, ogni anno però vengono sempre più persone che decidono di partecipare alla semina e agli incontri dell’intera giornata. Insieme seminiamo la tumminia o timilìa che in quest’area è una coltivazione molto radicata. È il grano libero per eccellenza, non si conosce l’origine, viene nominata anche in alcuni testi del 1200. Appartiene alla comunità, al territorio, alle comunità agricole che lo hanno portato avanti con queste caratteristiche. La seminiamo in modo collettivo facendoci aiutare da due agricoltori più anziani che lo fanno a mano. Un gesto rituale colmo di significato e valore» conclude Massimiliano.

A promuovere giornate di semina e coinvolgimento ci pensa anche la RAN – Rete per l’Agricoltura Naturale, un progetto dell’Associazione Natural Farming Center che tra gli obiettivi si prefigge di divulgare i vantaggi dell’Agricoltura Naturale (o del Non Fare). Un approccio che azzera l’impatto ambientale e rende irrisori i costi di produzione e che è stato divulgato dal biologo, filosofo e contadino giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008), autore de “La rivoluzione del filo di paglia”, uno dei più celebri e conosciuti saggi sull’agricoltura pubblicati nel mondo.

«La semina è una delle attività fondamentali per qualsiasi tipo di agricoltura, tranne che per quella convenzionale, e serve soprattutto al suolo per mantenere e ripristinare la sua fertilità arricchendosi di sostanza organica. La media attuale di sostanza organica nei suoli nel mondo occidentale varia dall’1,3 all’1,7%. Un suolo è considerato fertile quando presenta il 5% di sostanza organica. Il terreno si rigenera e aumenta la propria fertilità attraverso la semina. Il sovescio, ad esempio, è un modo ecologico per aumentare la fertilità del suolo e seminarlo contribuisce anche a rallentare i fenomeni erosivi e a mantenere il contenuto di azoto nitrico» commenta Ezio Maisto, uno dei fondatori della RAN.

Secondo la RAN, l’agricoltura convenzionale è più spesso legata ai ritmi dell’economia e non della natura, e per rispondere alle esigenze di mercato, che richiede una continua produttività ai suoli, si serve di fertilizzanti chimici esterni che fungono da sostentamento. 

A tal proposito, la RAN, tra le tante attività, propone degli ordini collettivi nazionali di semi presso vivai specializzati che privilegiano sementi di varietà locali – evitando quindi gli ibridi ovvero i semi frutto di un incrocio, pratica che avviene anche in natura grazie al lavoro incessante di api, insetti, animali e vento o per l’azione dell’uomo che sin dai tempi antichi ha selezionato varietà più produttive sperimentando ibridi alla ricerca dei cultivar migliori – e le giornate di RiforestAzione in cui si preparano palline di argilla e semi per seminare piante, alberi e arbusti. La rete ha creato delle vere e proprie linee guida che spedisce gratuitamente a chiunque voglia organizzare in modo autonomo delle attività di semina e riforestazione.

Inoltre organizza laboratori divulgativi gratuiti, offre supporto gratuito alla realizzazione di piccoli orti naturali, fornisce consulenza a chi intende convertire ad Agricoltura Naturale superfici più ampie di quelle di un orto per autoconsumo e sostiene lo sviluppo di reti regionali per la pratica e lo sviluppo dell’Agricoltura Naturale in Italia. 

Esempi come quelli di Valdibella e della RAN sono necessari per ripensare un progetto sostenibile globale in cui le risorse, sia umane che naturali, possano trovare la propria realizzazione nel rispetto reciproco.

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L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare