Ispirazioni

Giovani, agricoltura e terre rigenerate. Un viaggio alla scoperta di esempi virtuosi in giro per l’Italia

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
22 Gennaio 2024
10' di lettura

Ci sono giovani che decidono di ritornare alla terra per valorizzare luoghi unici, favorire il ripopolamento di territori e comunità e dare spazio ai propri sogni. Vi raccontiamo alcune esperienze che, dal Nord al Sud, parlano di speranza, impegno e futuro.

In Italia sono tantissimi i territori appenninici e montani, spesso marginali, che si stanno trasformando e attivando grazie a giovanissimi imprenditori, veri e potenti alleati nella valorizzazione di luoghi unici – scrigni di tesori, memorie e tradizioni da preservare – e nel ripopolamento di territori e comunità.

Giovani che decidono di ritornare alla terra, lasciandosi alle spalle una vita in città, un lavoro in ufficio, gli studi di una vita, per dedicarsi anima e corpo a progetti che, quasi sempre, oltre ad un ritorno personale danno prova di un grande impegno sociale e ambientale. Dimostrando buon senso e visione per la risoluzione di molte delle crisi di questi tempi, risoluzione che passa anche e soprattutto dalla terra. 

L’Italia, da Nord a Sud, è davvero costellata di esperienze virtuose che raccontano di fenomeni di cambiamento e di coraggio (ne avevamo parlato anche qui >> e qui >>), nonostante le difficoltà di un sistema che spesso non agevola e di territori poco accessibili e non sempre facili da vivere. In un viaggio virtuale che attraversa lo stivale ve ne raccontiamo qualcuna.

Piemonte, Azienda Agricola Sorelle Facciotti

In Val Sermenza, una stretta valle che fa parte della Valsesia in provincia di Vercelli, le due sorelle Greta e Natascia Facciotti di 27 anni, hanno deciso di realizzare il proprio sogno apprendendo il mestiere di pastore e casare. E mentre molti da quelle terre se ne sono andati e se ne vanno tuttora, loro hanno scelto di rimanere. Nell’anno del loro diciottesimo compleanno hanno aperto la loro azienda agricola, che hanno chiamato Sorelle Facciotti, per dedicarsi a una vita di montagna scandita dal ritmo delle stagioni e in compagnia delle loro vacche e capre. Una scelta che nasce da un sogno e dai ricordi delle storie raccontate dalla loro nonna, quando la valle era vissuta e movimentata. Oggi non è più così. 

Per costruire un mondo a loro misura, Greta e Natascia si sono rimboccate le maniche e con sudore e fatica hanno imparato il mestiere. «Non avevamo praticamente nulla, né terreni, né animali ereditati, né aziende di famiglia, solo l’animo da “muntagnin” nel sangue e la testardaggine». A 18 anni le due sorelle hanno acquistato il terreno e aperto il mutuo per realizzare la nuova stalla, per poi terminare i lavori nell’aprile del 2017. Con il passare del tempo però si sono scontrate con la realtà e le sue difficoltà. Oggi l’azienda agricola Sorelle Facciotti conta 24 vacche e 70 capre che consentono di produrre formaggi freschi e stagionati, burro e ricotta e sono un Presìdio Slow Food. Greta e Natascia continuano a lavorare per ampliare i loro spazi, per creare una stalla per le capre che sognano da tempo e un punto vendita dei loro prodotti; lavorano silenziosamente, per contribuire a rendere viva la Val Sermenza facendo ciò che più amano.

Liguria, Ortobee e InSeed

Sempre al Nord, Davide e Matteo, due amici accomunati dallo stesso amore per il proprio territorio, le colline genovesi, e dalla voglia di sporcarsi le mani con la terra, dal 2020 recuperano terreni abbandonati, curando gli animali e ricercando la tipicità dei prodotti agricoli.

Hanno cambiato vita per tornare alla terra e hanno creato la rete OrtoBee, un caso di imprenditoria etica, giovane e social. Da subito Davide e Matteo hanno deciso di sposare un approccio agricolo di tipo naturale, quindi i vari tipi di ortaggi seguono la stagionalità, rispettando i periodi di crescita di ogni prodotto. Ogni passaggio della filiera produttiva viene documentato, da prima della messa a dimora della piantina, perché viene certificata persino la provenienza dei letami utilizzati per concimare i terreni. Ora il loro progetto si è evoluto ancora: i due amici hanno deciso di trasformare quello che sinora era stato il loro magazzino in un punto vendita, InSeed. Non un semplice negozio di frutta e verdura, ma uno shop di prodotti locali provenienti dai terreni di Davide e Matteo, a Bavari, e dalla rete con altre aziende agricole che i ragazzi di Ortobee hanno creato in questi anni. Davide e Matteo continuano “a zappare” come facevano i nonni, seguendo i principi del biologico – ma usando la metà dei trattamenti consentiti – e impiegando la lotta integrata. E Ortobee prosegue con le cassette “preimpostate”: «Nelle nostre box settimanali inseriamo quello che abbiamo nell’orto, per questo non diamo al cliente la possibilità di scegliere. Aggiungiamo solo le mele e i kiwi del Monviso e gli ortaggi di Tesori di Levante».

Lazio, Tularù

«Tularù era il richiamo che la nonna usava nella fattoria di campagna. Quando eravamo insieme con i vicini di casa, mentre si facevano i lavori in campagna, giunta l’ora di pranzo la nonna ci chiamava dicendo a gran voce ‘Tularùùù!’. Un momento che mi è rimasto nel cuore e che dà il nome a questo progetto che si sviluppa proprio sullo stesso terreno dove i miei nonni lavoravano la terra e che mira a ricreare una socialità e una comunità intorno al concetto della condivisione e di un’economia di qualità».

Miguel Acebes Tosti e Alessandra Maculan sono gli ideatori di Tularù, un’azienda agricola basata sull’agricoltura organica rigenerativa, dove si coltivano grani antichi per la produzione di pane e farine da essi ricavati. L’azienda sorge nel luogo che era la fattoria dei nonni di Miguel, poi abbandonata dopo la loro scomparsa e recuperata ora dalla coppia. I grani antichi non sono una moda, sono la testimonianza che la qualità permette di chiudere la filiera con altre persone, creando un altro tipo di fare economia: circolare, locale, rispettosa del territorio. Questo vuol dire prendersi cura del territorio. Miguel e Alessandra sono partiti senza un mutuo, i lavori vengono svolti sotto forma di laboratorio che permette loro di finanziare parte delle spese, e poi spingendo sempre di più con la farina e il GAS.

Negli anni il loro progetto si è evoluto e nel 2020 hanno costituito la Cooperativa dei Grani antichi del reatino, nata come ente che raggruppa venti soggetti a Rieti e Roma tra agricoltori, trasformatori e commercianti che hanno lavorato su una superficie totale di circa una quarantina di ettari con una produzione di quattrocentocinquanta quintali, alla base di una forte economia locale e solidale dove il prezzo del grano viene costruito e condiviso da chi quel grano lo produce insieme a chi lo consuma.   

Sicilia, Convegno di Marte

Convegno di Marte è il nome della contrada, che abita solo lui, e dell’azienda agricola che Piero Consentino ha deciso di mettere in piedi proprio qui. Siamo nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna, nelle terre che un tempo coltivava il nonno. Una risposta a un richiamo profondo. È accaduto a Piero, tornato a vivere nell’isola dopo tanto girovagare, per riscoprire e dare voce alle sue origini. Non senza difficoltà, da sei stagioni agrarie Piero gestisce un’azienda di 59 ettari – 25 dedicati ai seminativi e la restante parte a pascoli e ad un rimboschimento con specie mediterranee che ha piantato suo nonno circa venti di anni fa proprio sotto il monte Altesina. Un luogo arido dove riesce a coltivare senza alcuna fonte idrica grani antichi e legumi con certificazione biologica. «Ho il supporto di mio papà e la nostra è una gestione familiare. I ricordi di mio nonno mi fanno da guida. A differenza sua sto sperimentando i grani antichi e ho scelto di non passare attraverso l’agricoltura convenzionale. La permacultura mi ha aiutato molto». Dopo un iniziale entusiasmo si è dovuto scontrare con la solitudine di questi luoghi, ma grazie alla permacultura, appunto, ha trovato l’ispirazione per poter andare avanti, circondato da nuovi legami con abitanti dei luoghi limitrofi. Oggi ha completato i lavori del progetto di sviluppo rurale e sta avviando il mulino e a breve anche il pastificio. Prosegue con la coltivazione dei grani antichi, in particolare del margherito e ha un piccolo mandorleto per differenziare ulteriormente le superfici.

Di storie come quelle appena raccontate ce ne sono tante sparse lungo tutto lo Stivale, nonostante spesso fatichino ad emergere nel “sentire comune”. A questo riguardo, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione e con il supporto di Filiera Futura, sta portando avanti uno studio nazionale proprio sul recupero e la valorizzazione delle terre incolte e sulla possibilità di rimetterle a disposizione dei giovani che vogliono lavorare in agricoltura.

L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare