Dai soci

Fondazione CON IL SUD e il “Bando beni confiscati”, un’opportunità di rigenerazione per il territorio. Il caso di X Farm Agricoltura Prossima

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
18 Luglio 2023
7' di lettura

Fondazione CON IL SUD grazie al “Bando beni confiscati” ha permesso di avviare iniziative sostenibili nel tempo di natura sociale, culturale ed economica in grado di contribuire allo sviluppo del territorio circostante. Vi raccontiamo il caso di X Farm Agricoltura Prossima. 

Sono 86 i beni confiscati alla mafia valorizzati grazie al contributo di Fondazione CON IL SUD, socio di Filiera Futura. Circa 21 milioni di euro sono stati erogati grazie al “Bando beni confiscati”, quest’anno giunto già alla sua quinta edizione, che hanno permesso di avviare iniziative sostenibili nel tempo di natura sociale, culturale ed economica, in grado di contribuire sia allo sviluppo socio-economico del territorio circostante, sia alla riappropriazione del bene da parte della comunità di riferimento. Il tema della valorizzazione dei beni confiscati è uno dei punti forti della Fondazione. L’edizione 2023 del “Bando beni confiscati” scadrà il 14 settembre e mette a disposizione 3 milioni di euro. È rivolto alle organizzazioni del terzo settore che vogliono gestire un bene confiscato per almeno 10 anni dalla scadenza del bando, proprio per garantire sostenibilità al progetto e sviluppo nel territorio contribuendo ad un cambiamento.

Ogni progetto potrà ricevere fino a 400.000 euro.

«Noi interveniamo nelle cinque regioni del sud, Basilicata, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. A differenza di altri contributi pubblici, non prevediamo solo la ristrutturazione, eroghiamo finanziamenti che servono alla gestione del bene, ad attivare una serie di azioni e attività affinché possano essere un volano per lo sviluppo socio-economico. Vogliamo contribuire a spronare un’imprenditoria sociale i cui proventi verranno reinvestiti nelle attività di carattere sociale tipici degli enti del terzo settore» racconta Gaia Renzi di Fondazione CON IL SUD.

Il contributo economico alle reti, associazioni e cooperative del territorio diventa un seme di speranza per le persone del luogo, un’occasione di inclusione sociale e lavorativa per coloro che non vedono possibilità alcuna nel proprio futuro. 

Esperienze di vario tipo che raccontano non solo della vittoria della legalità sulle mafie, ma anche di una crescita sociale ed economica, oltre che un’occasione di riscatto che va oltre il mero inserimento lavorativo al livello di occupazione. 

«Nonostante siano passati sette anni ogni volta è un’emozione, ci interfacciamo con tutte le categorie possibili e ogni progetto sostenuto ha la sua particolarità. Beni confiscati che si trasformano in agriturismo dove praticare attività di agricoltura rigenerativa e sostenibile, centri diurni di ospitalità per ragazzi disabili, progetti di sostenibilità ambientale innovativi, attività ristorative che puntano ai prodotti biologici e a un personale costituito da soggetti con fragilità, con background migratorio o che stanno scontando una pena. Un circuito che si attiva intorno al bene che ha delle innovazioni non per l’attività in sé e per sé ma per come viene realizzata» continua Gaia Renzi.

Tra le attività che hanno ricevuto il contributo da parte di Fondazione CON IL SUD c’è anche X Farm Agricoltura Prossima, un progetto della Cooperativa Sociale Qualcosa di Diverso nata all’interno dell’esperienza del Laboratorio Urbano ExFadda a San Vito dei Normanni, dedicato ai temi della rigenerazione urbana e innovazione sociale. Dal 2017 i ragazzi di X Farm stanno trasformando 50 ettari di terre confiscate alla criminalità organizzata in un’azienda agricola, ecologica e sociale capace di generare lavoro, benessere per la comunità e miglioramento dell’ecosistema. Territori confiscati nel 2004 e rimasti abbandonati per più di 10 anni. La cooperativa si è candidata per la gestione di queste terre partendo dall’intuizione delle pratiche di economia civile e innovazione sociale, che erano state sperimentate nell’ambito del Laboratorio Urbano, e di un’agricoltura intesa non solo come strumento produttivo, ma come opportunità per creare innovazione sociale, servizi sul territorio generando sviluppo locale. 

«Il nostro progetto si chiama X Farm Azienda Agricola Manifesto perché vogliamo trasformare un simbolo negativo – queste terre male gestite dal punto di vista economico e ambientale – in un manifesto di buone pratiche economiche, sociali e comunitarie. Negli anni stiamo abbracciando sempre più ambiti con iniziative nuove, alcuni più strettamente agroecologici, altri dall’impatto comunitario e sociale, artistico e culturale. Un’azienda agricola manifesto, un hub rurale, una piattaforma di apprendimento collettivo, un luogo di scambio e conoscenza, dove fare formazione e ragionare su temi affini» racconta Sara Paganini, responsabile comunicazione del progetto.

All’interno del gruppo di lavoro, costituito da circa 15 persone, solo un ragazzo ha origini locali. Si è inserito per scontare il periodo di fine pena e da poco è andato via. Un giovane ragazzo dal passato stigmatizzato che è stato una risorsa fondamentale per l’intero team. La squadra è multiculturale e multigenerazionale. Albania, Africa, Messico, Belgio, ma anche Italia: Piacenza, Bologna, Torino. 

Grazie al finanziamento del “Bando beni confiscati” di Fondazione CON IL SUD ottenuto nel 2017, X Farm Agricoltura Prossima ha investito per recuperare il vigneto, l’uliveto per poi iniziare a progettare varie iniziative legate non solo all’aspetto produttivo e all’agricoltura. L’azienda è gestita sui principi dell’agricoltura organica e rigenerativa che non cerca solo di “estrarre” dal terreno, ma anche e soprattutto di restituire. L’aspetto multifunzionale permette di costruire relazioni sul territorio, offrire dei servizi, fare socialità, creare cultura

«L’ultimo progetto avviato è Agroforesta di X Farm, un modello agroforestale per convertire una parte dell’uliveto intensivo in agroforesta. Un sistema consociativo e dinamico che unisce alberi diversi per ricreare il funzionamento naturale dei boschi, diversificare il paesaggio e la produzione, far fronte al problema della xylella e alla crisi del modello produttivo pugliese incentrato solo sulla produzione di olio. Il primo prototipo è per un solo ettaro, ma grazie ad un finanziamento della Fondazione Buddista Soka Gakkai potremo estenderlo ad altri 2,5 ettari per arrivare all’obiettivo finale di 6 ettari. Un’azione che produrrà un beneficio tra 10 anni per le generazioni future. Agiamo in un’ottica di rete sul territorio, di collaborazioni e di scambio. Stiamo anche ragionando sulla creazione di una filiera integrata, dalla produzione alla commercializzazione nel territorio pugliese, con realtà che portano avanti temi affini ai nostri. Un modello produttivo che permetta alla realtà più piccole di non essere schiacciate dal mercato e dalla grande distribuzione e di diffondere valori etici e di rispetto» conclude Sara. 

Trovate più informazioni sul bando qui >>

Altro della stessa categoria

L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare