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L’impegno della Fondazione CRVolterra nel settore agroalimentare: tra inclusione, salvaguardia e innovazione

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
13 Febbraio 2023
8' di lettura

Riscoprire le tradizioni e le colture secolari, imparare a conoscere le qualità e le proprietà del suolo, confrontarsi con chi da sempre lavora con e per la terra per comprendere meglio le difficoltà e le migliorie da adottare per un ecosistema più sano e sostenibile.

È questo il lavoro che da diversi anni porta avanti la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra (socia di Filiera Futura), incentivare e promuovere lo sviluppo del settore agroalimentare di qualità in un contesto agricolo in sofferenza anche per le caratteristiche intrinseche del territorio stesso: terreno arido di natura argillosa, scosceso e con irregolarità di altimetria. Le colture più redditizie, cereali e olivi a cui da qualche tempo si sono aggiunte anche le coltivazioni vinicole, stanno attraversando un momento di affaticamento per gli alti costi di produzione. Sulle colline si sa, è più complesso coltivare rispetto alle zone pianeggianti. Per far fronte a queste difficoltà la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra ha cercato delle soluzioni risvegliando l’interesse degli stessi agricoltori e stimolando un contatto tra loro, nonostante una diversità di vedute, di esigenze e di problematiche. L’obiettivo è creare una sinergia tra mondo agricolo e mondo imprenditoriale turistico, i poli su cui l’economia del territorio ha puntato prevalentemente nel corso degli ultimi anni. 

Per incentivare una cultura di promozione e conoscenza dei prodotti locali la Fondazione ha promosso corsi di educazione all’alimentazione nelle scuole elementari e medie, ma anche corsi per assaggiatori di olio d’oliva extra vergine rivolti a un pubblico misto desideroso di avvicinarsi a questo mondo. A Volterra, infatti, da sempre si produce un olio di buona qualità – anzi nell’Ottocento era una delle sedi principali di olivicoltura, attività che si è perduta nel tempo – grazie anche alla presenza di cultivar particolari tipici della zona, che non sempre trova la giusta valorizzazione nel suo stesso territorio. Capita spesso che i ristoratori locali espongano sulle loro tavole un olio prodotto altrove. Un danno economico, ma anche culturale considerando che molte delle olivete presenti sul territorio non vengono curate e gestite nella maniera più opportuna lasciando che sia un trattamento amatoriale a conservarli. 

Progetto Olivicoltura, tra agricoltura, solidarietà e inclusione

È così che la Fondazione ha deciso di promuovere “Olivicoltura“, un progetto di agricoltura sociale che grazie ai valori di solidarietà e integrazione a sostegno della dimensione relazionale, valorizza il paesaggio e le olivete presenti nel territorio di Volterra e dintorni. I soggetti coinvolti, insieme alla Fondazione, sono l’associazione APOT (Associazione Produttori Olivicoli Toscani), l’Amministrazione carceraria del Penitenziario di Volterra, l’Azienda Usl Nord Ovest Toscana e Società della salute e la Cooperativa Sociale La Torre, oltre alla Regione Toscana e alle Aziende Agricole Banti Ruffo e alla Fattoria di Monti che hanno prestato terreni, strutture e attrezzature per lo svolgimento dell’attività didattica. 

«Lo scopo di questa iniziativa è avviare 12 persone svantaggiate o emarginate al lavoro agricolo, con le mansioni di pulitura e potatura delle piante di olivo nell’ottica di creare una squadra di lavoro professionalmente formata – racconta Massimo Carlesi, Coordinatore della Commissione Agricoltura della Fondazione CRVolterra –. Sono state individuate olivete mal condotte o mal coltivate se non proprio abbandonate e si cerca il recupero della loro produttività in accordo con i proprietari, insieme al miglioramento ambientale ma anche storico e culturale. Un’occasione per creare nuove opportunità lavorative legate al territorio. Questa prima edizione è stata un successo tanto che è stata già finanziata la seconda edizione di questa iniziativa». 

Distretto rurale della Val di Cecina, un nuovo strumento di produttività

La sede della Fondazione CRVolterra è anche sede del distretto rurale della Val di Cecina che la Fondazione ha contribuito a costituire nell’ottica di una maggiore correlazione tra attività agricola e turismo imprenditoriale. Un modo per promuovere il commercio e la redditività dei prodotti biologici realizzati nell’area attraverso un e-commerce e una piattaforma online che permettono la vendita di prodotti a filiera corta dei territori del distretto ovunque. Il distretto rurale della Val di Cecina, tra l’altro, è stato individuato come responsabile e capofila del progetto europeo Granular che raccoglie informazioni utili da parte dei produttori agricoli locali di tutti i paesi europei come spunto per nuove soluzioni inclusive e sostenibili.

«Questi risultati convalidano le scelte intraprese nell’arco di questi anni. Aver focalizzato la nostra attenzione e le nostre energie sul territorio della nostra area sta dando i suoi frutti. Speriamo si continui in questa direzione» commenta Massimo Carlesi.

Riscoprendo i frutti dimenticati, per valorizzare l’agrobiodiversità

La Fondazione CRVolterra sostiene anche il progetto “Riscoprendo i frutti dimenticati”. Da un’idea di Elena Sarperi, della Fondazione, l’obiettivo è la salvaguardia degli alberi da frutto in via di estinzione attraverso la coltivazione di alcune varietà che stanno scomparendo, ma anche mettere in luce la multifunzionalità dell’agricoltura, non solo nel suo ruolo produttivo, ma anche sociale, di tutela dell’ambiente e di conservazione della biodiversità.

In collaborazione con l’associazione Mondo Nuovo, che si occupa di disabilità e gestisce l’Orto del Lolli, e agli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario Niccolini di Volterra, con il contributo della Fondazione nel 2021 sono state messe a dimora 25 piante tra cui il pero cocomera, il melo San Giovanni e il susino cascolina, forme e profumi appartenenti a un passato, degno di essere riscoperto e valorizzato nell’ottica della biodiversità. Nel 2022, invece, sono state acquistate ulteriori 14 nuove specie di alberi da frutto che sono andate ad implementare il frutteto già esistente (pesco maria bianca, susina claudia gialla, mela rotella, pero conference, ciliegio bigarreau moreau, ciliegio durone di Vignola, amarena, albicocco Tyrinthos, albicocco cafona, albicocco pisana, nocciolo, noce di Sorrento, nespolo del Giappone, kaki vaniglia).

«L’obiettivo del progetto è triplice: uno strumento didattico per gli studenti che possono agire sul campo, dalla piantagione alle attività di cura, concimazione e potatura delle piante stesse; sociale per l’impegno di agricoltori volontari “speciali” che lavorano all’orto e infine la tutela e valorizzazione dell’agrobiodiversità, il recupero delle varietà locali nell’ottica della sostenibilità.I frutti che ne deriveranno saranno prodotti in modo “naturale” con particolare attenzione ecologica a tutte le fasi di coltivazione» conclude Elena Sarperi. 

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L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare