Ispirazioni

Economia sociale, come sperimentare modelli innovativi nelle carceri

Salvina Elisa Cutuli
Salvina Elisa Cutuli
27 Febbraio 2024
11' di lettura

Il carcere ha spesso storie non ascoltate di persone che hanno conosciuto solo la strada della delinquenza e nella reclusione non trovano alternative. I numerosi progetti di economia sociale all’interno delle carceri sparsi in giro per l’Italia costituiscono un esempio vincente di inclusività capace di generare cambiamento nelle persone e nella comunità.

Ad un’economia sempre più subordinata al profitto si contrappone un’economia solidale basata sulla solidarietà, l’etica e la giustizia in cui il fattore propulsivo non è certo esclusivamente un interesse individuale, ma un interesse collettivo. Un’economia che permette di rivedere nuovi paradigmi e che risponde anche alle esigenze di consumatori sempre più attenti nell’acquisto di prodotti che lasciano un segno non solo per la qualità ma anche per la storia che hanno alle spalle. Sono tanti gli esempi di realtà votate all’inclusività che mettono da parte pregiudizi per accogliere persone con fragilità e dare loro una seconda opportunità. È il caso, ad esempio, dei tanti progetti di economia carceraria sparsi per tutta Italia ascrivibili a diversi settori produttivi, da stamperie a laboratori sartoriali, da aziende agricole a laboratori artigianali di pasticceria. Articoli, creazioni e prodotti realizzati dai detenuti all’interno delle carceri che acquistano un doppio valore. 

Grazie al lavoro di cooperative sociali, attraverso laboratori e simulatori di impresa, la detenzione può diventare un momento importante di acquisizione di nuove competenze utili, una volta scontata la pena, per ritrovare una propria dignità e autonomia lavorativa.

Al “successo” di queste iniziative virtuose contribuiscono anche i consumatori finali che, acquistando i prodotti, sostengono valori di solidarietà e sostenibilità umana e delle relazioni. Un’economia capace di rieducare non solo le persone condannate, ma anche la stessa società al carcere. Spesso, infatti, il pregiudizio nei riguardi di chi ha commesso un reato e ha scontato una pena è molto forte e difficilmente si viene accolti con fiducia e naturalezza. È importante invece educare la società a pensare che chi ha scontato una pena in carcere è una persona come le altre. L’Arcolaio in Sicilia e Banda Biscotti in Piemonte sono due tra le tante esperienze sul territorio italiano che da anni sperimentano modelli innovativi di economia sociale, mettendo al centro il valore umano. 

L’Arcolaio, a Siracusa un modello vincente di economia sociale che valorizza le diversità naturali, culturali e umane

L’Arcolaio, il cui nome richiama l’insegnamento di Gandhi che fece dell’arcolaio un simbolo di libertà promuovendo la riscoperta dei mestieri tradizionali e un uso corretto delle ricchezze della propria terra, nasce nel 2003 con l’obiettivo di favorire l’inserimento delle persone detenute all’interno della Casa Circondariale di Siracusa. Viene così avviato un panificio la cui produzione è destinata al mercato sociale. Nel corso di pochi anni il laboratorio si è evoluto specializzandosi nella produzione di alimenti biologici certificati senza glutine e di altre specialità che valorizzano l’eccellenza del territorio siciliano: mandorle, agrumi di Sicilia, carrube, sesamo di Ispica diventato presidio Slow Food.

Nasce il marchio Dolci Evasioni e i prodotti dei pasticceri in carcere arrivano in tutta Italia tramite le botteghe del commercio equo-solidale e i Gruppi di Acquisto Solidale. La presenza de l’Arcolaio all’interno del carcere di Siracusa ha permesso il coinvolgimento nelle attività formative e di inserimento lavorativo di oltre 250 persone. «Una scommessa iniziata 20 anni fa, una sfida fino ad ora vinta nonostante le difficoltà dovute anche a un contesto con regole a cui bisogna sottostare. Il laboratorio dolciario e di snack salati è nato con l’obiettivo di fare economia in maniera diversa, pur dovendo fare i conti con i numeri, capace di  mettere al centro le persone e in particolare i detenuti: un luogo di benessere, rispetto reciproco e crescita» racconta Giuseppe Pisano, Direttore Generale e Presidente del Consiglio di Amministrazione de L’Arcolaio.

Dal 2010 la cooperativa gestisce la cucina detenuti e la preparazione dei pasti per i detenuti della Casa Circondariale, e offre altri servizi come la preparazione di catering in occasione di feste private, eventi e manifestazioni. Negli anni ha preso il via il programma “Coltivare la libertà” con un progetto di agricoltura sociale nel cuore dei Monti Iblei, “Frutta degli Iblei”, che ha permesso di contribuire in maniera più incisiva alla valorizzazione delle peculiarità naturali e culturali del territorio, diventando parte attiva nella costruzione di filiere etiche e costruendo un rapporto diretto con la comunità. 

Una volta scontata la pena non sempre è possibile mantenere i contatti con gli ex detenuti, in molti casi vengono rimpatriati o spostati e solo in pochi casi continua la collaborazione. È l’esempio di Maksim che oggi è socio della cooperativa e responsabile del laboratorio di essiccazione del progetto “Frutti degli Iblei” e della produzione quotidiana del laboratorio all’interno del carcere. «È tornato in carcere da “uomo libero” come dipendente della cooperative, creando un effetto dirompente sui suoi colleghi detenuti che vedono in lui la possibilità di un riscatto concreto. Tutto questo sta contribuendo anche all’evoluzione del sistema penitenziario: all’inizio né il direttore, né la polizia penitenziaria e gli educatori erano convinti di questo “rientro” che invece sta funzionando molto bene. Forse l’unico caso in Italia» continua Giuseppe Pisano.

L’impegno della cooperativa si è spinto oltre attraverso progetti in collaborazione con vari partner – tra questi l’U.L.E.P.E, l’ufficio locale di esecuzione penale esterna – per coinvolgere persone che sono autorizzate a lavorare fuori dal carcere perché agli arresti domiciliari o in periodo di prova.

Un percorso che ha tanto da insegnare non solo dal punto di vista umano, sociale e relazionale, ma anche da quello economico. L’Arcolaio, infatti, offre concrete alternative a persone svantaggiate, come detenuti o immigrati, creando un modello economico basato sul rispetto dell’ambiente e la solidarietà, preservando le eccellenze e le tradizioni e la biodiversità del territorio della Sicilia sud-orientale e credendo nel potere della comunità. Un’esperienza di economia sociale che rappresenta un fattore evolutivo per riequilibrare i meccanismi del mercato, sensibilizzare il pubblico verso il consumo critico e consapevole e contribuire anche all’evoluzione del sistema penitenziario verso una vera funzione rieducativa.

Banda Biscotti, la Casa Circondariale di Verbania ha trasformato una cella in un laboratorio artigianale di pasticceria

Banda Biscotti, fatti di un’altra pasta nasce come laboratorio dolciario avviato in Piemonte da Il Sogno Società Cooperativa Sociale Onlus nel 2006 a seguito dei vari corsi di formazione organizzati all’interno degli istituti penitenziari. Per dare un seguito a questi incontri, Marco Girardello decise di dare vita a un vero e proprio laboratorio artigianale trasformando una cella in un’aula formativa che è diventata una piccola pasticceria. Nasce così la prima versione della Banda Biscotti che poi si è evoluta nel corso degli anni spostandosi anche al di fuori delle mura del carcere.

Nel 2017 ha ottenuto la certificazione biologica producendo biscotti, nel 2019 ha cominciato a lavorare con i lievitati e dallo scorso anno ha messo in piedi anche una linea di pasticceria con i grandi lievitati, i panettoni e colombe. Banda Biscotti lavora con produttori biologici su scala nazionale mentre per le produzioni più piccole si rivolge a produttori locali. Le materie prime sono il prodotto di filiere virtuose scelte con cura e attenzione per garantire non solo il rispetto dell’ambiente e delle persone, ma anche un’eccellente qualità dei prodotti finali.

«I progetti di inserimento lavorativo in carcere sono circolari perché le persone in detenzione sono portatrici di uno svantaggio temporaneo, serve quindi accompagnarle e sostenerle una volta finita la pena. Banda Biscotti, infatti, è fratello di altri due progetti a Verbania, Gattabuia – Ristorante Sociale e Caffetteria di quartiere – Casa Ceretti, due avamposti di inserimento lavorativo per persone con problemi di giustizia. Essere bene inseriti nella rete del territorio è un valore aggiunto del nostro progetto e ci permette di dare lavoro anche all’esterno del carcere. Se si ottiene una misura alternativa o si raggiunge il fine pena si può continuare a lavorare con noi» racconta Alice Brignone, coordinatrice del progetto Banda Biscotti.

Oggi il laboratorio di Banda Biscotti si trova fuori dalle mura detentive nell’ambito di una struttura “ibrida” del Ministero della Giustizia. Questo rappresenta un indubbio vantaggio non solo per la qualità e la fruibilità degli spazi, ma anche per la possibilità di proseguire le collaborazioni con gli ospiti dell’istituto anche una volta ultimata la pena.

Quando si esce dal cercare, anche dopo un periodo breve, ci si scontra con un mondo cambiato, evoluto, che può causare spaesamento e favorire la recidiva. Accompagnare gli ex detenuti verso una nuova fase e garantire loro una continuità può essere di grande aiuto.  

«Banda Biscotti è un progetto sfidante, interessante e di valore. L’aspetto più significativo è notare la trasformazione delle persone: crescono e abbandonano insicurezze e timori. Arrivano insicuri perché non sanno cosa aspettarsi, è forte il trauma della detenzione sia nel caso di giovani alle prima esperienza di carcerazione, sia nel caso di persone annichilite dopo anni in carcere. Nel tempo acquisiscono fiducia in se stessi e competenze, ponendo grande attenzione e cura nel lavoro quotidiano» conclude Alice. 

E il vero successo è proprio la qualità del prodotto appurato da chi assaggia per la prima volta i prodotti di Banda Biscotti per contribuire alla causa e decide di riacquistarli una seconda volta, o da chi li compra senza conoscere l’origine del progetto. Un laboratorio artigianale che, oltre al grande valore etico, non ha nulla di meno di altre pasticcerie artigianali.  

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L'autore

Salvina Elisa Cutuli

Giornalista esperta di arte, storia, alimentazione e ambiente, è socia della Aps Italia che Cambia e Project manager di Storie da seminare