Vent’anni fa Devis Bonanni ha mollato tutto per lavorare la terra e vivere di autoproduzione. Conosciuto anche con il soprannome di Pecoranera, negli ha affrontato difficoltà e pressioni psicologiche, spinto forti ideali e dalla volontà di produrre cibo in maniera più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.
Il nostro appuntamento telefonico è fissato per le 20.30 solo dopo aver terminato la giornata lavorativa. Devis Bonanni è figlio della sua terra, il Friuli – Venezia Giulia, e non smentisce i valori su cui si fonda questa regione: una forte etica del lavoro. Eppure sul suo conto, e soprattutto tra i suoi compaesani, c’era chi non avrebbe scommesso nulla, veniva etichettato come “figlio di papà” o “radical chic”.
Tecnico informatico, a vent’anni Devis decide di cambiare tutto e lasciare il posto fisso, a spingerlo è soprattutto una considerazione politica. Nello spazio di due generazioni, quella sua e quella di sua nonna, è stata completamente abbandonata l’auto sussistenza e l’autoproduzione. Un fenomeno che si è diffuso in tutta Italia con l’esodo di milioni di contadini verso le città. «Mia nonna mangiava cibo biologico e a km 0 ante litteram, queste definizioni non esistevano neanche. Nello spazio di due generazioni è diventato, invece, uno stato di eccezionalità. Oggi una fetta di popolazione privilegiata ricerca quella che era la condizione normale dell’Italia rurale» racconta Devis.
Nato e cresciuto a Raveo, un paese di montagna friulano a 500 m di altitudine, Devis alias Pecoranera, che di agricoltura non ne sapeva proprio niente, ha fatto queste considerazioni ormai vent’anni fa, quando erano in pochi a parlare di decrescita e sostenibilità e il cambiamento climatico era un vezzo dei cosiddetti “ambientalisti”.
Quanto si era perso nell’arco di una generazione aveva valore? Era possibile recuperarlo parzialmente o totalmente? Ed è così che ha cominciato a fare il suo orto, attraverso un percorso di impegno, perseveranza e volontà che gli ha permesso di riappropriarsi di tutti i saperi necessari per realizzare e vivere di auto sussistenza. Coltivare il frumento, trovare un attrezzo adeguato per trebbiare su piccola scala, ricominciare a piantare alberi da frutto e ripristinare un patrimonio che il suo territorio aveva quasi del tutto perso sono tutte cose che ha realizzato passo dopo passo. In pochi avrebbero scommesso sulla sua tenuta.
«Ero considerato strano da molti, un vetero hippy che aveva avuto un colpo di testa e che ben presto si sarebbe stufato. Ero impopolare agli occhi di quella generazione che si era allontanata dalla terra per avere un posto fisso in fabbrica, abbandonando un sapere in modo repentino. Io ho messo in discussione proprio questo atteggiamento e risultava incomprensibile la mia critica a un certo modello di sviluppo» continua Devis.
Oggi è un coltivatore diretto e dall’attività di agricoltore trae la sua rendita principale. Prima coltivava per un proprio autosostentamento che oggi si è allargato all’intera comunità del paese. Un’agricoltura su piccola scala, meglio conosciuta come “market garden”, che utilizza perlopiù attrezzature manuali e/o leggere per superfici poco estese, riducendo così anche l’impatto ambientale e i costi di gestione, e permette di ricavare un reddito dal commercio locale.
«Faccio l’orto da vent’anni, ma ogni anno si sbaglia qualcosa, non è come fare il meccanico. I momenti difficili non sono mancati, la primavera scorsa ad esempio è stata la più piovosa degli ultimi 30 anni. Di dubbi invece non ne ho mai avuti, non ho mai pensato di cercare un altro lavoro. Il punto è come declinare questa vita in una maniera sostenibile per me economicamente e lavorativamente. Sono partito da considerazioni filosofiche e politiche per riprendermi un margine di libertà tramite l’autoproduzione. Sottraggo parzialmente il mio supporto a un sistema economico che produce cibo in maniera discutibile dal punto di vista ambientale e sociale. Queste considerazioni sono state avvalorate da una forte passione per questo lavoro. Mi sveglio la mattina e sono felice di andare a lavorare in campagna» continua Pecoranera.
La storia di Devis Bonanni, da lui raccontata nel libro “Pecoranera. Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura“, ha suscitato parecchia curiosità, soprattutto tra i giovani. In tanti sono andati a trovarlo per conoscerlo personalmente. La sua è senza dubbio una scelta radicale, forse non adatta a tutti, ma di sicuro è un esempio concreto di cambiamento da cui lasciarsi ispirare per affrontare con coraggio nuovi inizi. E magari, proprio questo periodo dell’anno, tempo di bilanci e buoni propositi, può trasformarsi nell’occasione giusta per lanciarsi in nuove avventure, proprio come ha fatto Devis.
«Io abitavo già in montagna, non ho dovuto spostarmi altrove. Sono partito da basi fortunate, ma ho dovuto scontrarmi con una pressione psicologica notevole. Ho iniziato impiegando il mio tempo nel vecchio orto di famiglia abbandonato. Un piccone in mano e tanta voglia di esplorare questa nuova direzione intrapresa. Una prima scelta che ha dato il via a tutte le altre, fino a oggi. Ognuno parte da condizioni iniziali differenti e in base alle proprie ispirazioni, energie e possibilità arriva a conclusioni diverse. L’importante è avere un quadro ideale e valoriale di fondo su cui declinare le proprie aspirazioni e i propri sogni» conclude Devis.







