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Da Cuneo… ad Ancona! Con SMAQ l’agroalimentare in Italia si innova

a cura di Andrea Degl’Innocenti
a cura di Andrea Degl’Innocenti
01 Dicembre 2022
7' di lettura

Qualche settimana fa vi abbiamo raccontato del progetto SMAQ (Strategie di Marketing per l’Agroalimentare di Qualità) e di come le piccole aziende del cuneese abbiano trovato, grazie ad esso e grazie all’iniziativa di Fondazione CRC, vie innovative per migliorare la propria comunicazione digitale, e di conseguenza il loro rapporto con i clienti e la loro presenza sul mercato.

Quello che non vi abbiamo detto – o meglio, che abbiamo solo accennato – è che da questa iniziativa ne stanno germogliando altre, simili, in diverse zone d’Italia. SMAQ sta diventando a sua volta una best practice da replicare altrove, nell’ambito delle azioni promosse da Filiera Futura, per irrobustire le filiere locali e dar forza alle aziende dei territori.

Uno di questi progetti è SMAQ Ancona, partito a settembre e attualmente nella prima fase del progetto, quella della formazione. Abbiamo contattato la Project Manager Giulia Pieretti per farci raccontare come è nato e quali sono le affinità e le differenze rispetto al progetto cuneese.

Come è nata l’idea di SMAQ Ancona? Cosa vi ha colpito del progetto originale?

SMAQ Ancona nasce dalla volontà di promuovere la collaborazione tra Fondazioni bancarie e di modellizzare le esperienze virtuose. Il progetto trae ispirazione dal format “SMAQ”, realizzato dalla Fondazione CRC e condiviso con i soci di Filiera Futura.

La capacità di unire innovazione digitale e collaborazione, mettendole a servizio dello sviluppo del territorio, è l’aspetto che più ha colpito i promotori di SMAQ Ancona, ovvero Fondazione Carifac, Fondazione Carisj e Fondazione Cariverona.

L’esperimento cuneese è riuscito infatti ad analizzare le esigenze delle aziende e a supportarne il bisogno di innovazione digitale. In particolare, grazie all’attività di accompagnamento dei Digital Ambassador, ha promosso competenze digitali all’interno delle aziende, ne ha valorizzato la presenza online e ha creato un contesto di collaborazione tra i partecipanti, che ha portato alla realizzazione di nuovi prodotti e di strategie commerciali congiunte.

Ci sono differenze rispetto al progetto del cuneese? Avete adattato il progetto alle caratteristiche del vostro territorio?

Entrambi i progetti hanno l’obiettivo di sostenere la competitività delle filiere agroalimentari di qualità attraverso l’accompagnamento all’innovazione digitale. Il settore agroalimentare marchigiano è composto principalmente da aziende di piccole o medie dimensioni, spesso a conduzione familiare, con produzioni di alta qualità, ma è frammentato. Per questo SMAQ Ancona si caratterizza per la volontà di creare una community di aziende disposte a supportarsi, a creare sinergie e a condividere esperienze, scardinando la diffidenza che spesso caratterizza questo territorio.

Il team di SMAQ Ancona è composto da una Project Manager e da tre Digital Ambassador, giovani professionisti con competenze multidisciplinari (dal marketing allo sviluppo di business all’agroalimentare).

Nel Progetto SMAQ Ancona abbiamo inoltre inserito una fase di project work per dare concretezza alla formazione e per far maturare la consapevolezza e la proattività delle aziende.

Che percorso avete immaginato e a che punto siete?

Il nostro percorso prevede tre fasi. Una prima fase di formazione, realizzata dall’Università Politecnica delle Marche, per diffondere le conoscenze nell’ambito della comunicazione digitale, necessarie per favorire la competitività.

La seconda fase è il project work, la fase di simulazione in ambiente formativo, “protetto”, durante la quale le aziende possono fare emergere le proprie esigenze strategiche ed esercitarsi con gli strumenti e i metodi appresi durante le lezioni, supportate dai Digital Ambassador SMAQ e dei mentor dell’Università Politecnica.

Infine c’è la fase di affiancamento, ovvero il supporto dei Digital Ambassador per il miglioramento dei canali e delle strategie digitali delle aziende partecipanti, sulla base delle esigenze emerse durante il project work.

A settembre abbiamo organizzato un evento di lancio per raccontare il progetto (i promotori, il team, gli obiettivi, la timeline) e per creare un primo momento di presentazione tra le aziende partecipanti. In questi giorni si stanno svolgendo le lezioni universitarie e dall’inizio del 2023 avvieremo i project work.

Come sta andando fin qui?

Iniziamo già a vedere i primi frutti: alcuni partecipanti hanno manifestato l’esigenza di creare un documento di presentazione per potenziali investitori, altri hanno già iniziato ad applicare alcuni metodi di pianificazione delle attività social.

Molte piccole e medie aziende stanno faticando per via di tanti fattori (inflazione, caro energia, nelle Marche persino alluvioni). Pensate che progetti come questo possano aiutare il settore? E come?

SMAQ è un progetto di sviluppo del territorio e pertanto rappresenta un investimento di prospettiva, che sollecita i territori verso traiettorie di innovazione e li accompagna a tradurre nel concreto le grandi sfide contemporanee, nello specifico la trasformazione digitale, che può diventare leva strategica anche per le PMI e per la valorizzazione delle eccellenze locali. Ci auguriamo che la creazione della Community SMAQ possa dare luogo ad azioni concrete di collaborazione tra le aziende, di condivisione di esperienze e soluzioni.

Nel caso invece di emergenze o tematiche contingenti le Fondazioni intervengono con altre modalità, ad esempio aiutando le famiglie in difficoltà. Recentemente, a seguito dell’ultima alluvione nelle Marche, è stata stanziata la cifra di 1.500.000 € tramite l’ACRI, l’associazione di categoria delle Fondazioni di origine bancaria. Un contributo rivolto alle famiglie, un supporto concreto alle comunità di riferimento colpite, a testimonianza del ruolo sociale delle Fondazioni in favore dei propri territori.

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L'autore

Andrea Degl’Innocenti

Giornalista esperto di sostenibilità, economia, sistemi complessi, modelli di governance. Socio fondatore di Italia che Cambia, collabora anche con altre testate fra cui Il Manifesto, Terra Nuova, Nsl. Autore del libro “Islanda chiama Italia” e coautore, assieme a Daniel Tarozzi, di “I diari dell’Italia che cambia” e di "E ora si Cambia". Dal 28 ottobre 2019 cura per Italia che Cambia "Io non mi rassegno" la video-rubrica di rassegna stampa quotidiana.

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