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Associazione Famiglie Storiche, 13 aziende vitivinicole custodi di un territorio grazie al vino Amarone

Susanna Piccin
Susanna Piccin
3 Giugno 2024
6' di lettura

Abbiamo incontrato l’Associazione Famiglie Storiche che dal 2009 riunisce 13 cantine che condividono una stessa visione basata su storia, artigianalità, legame col territorio e volontà di aumentare la conoscenza a livello nazionale e internazionale dei vini prodotti in Valpolicella, Amarone in primis. 

Un calice di vino è, di per sé, un’opera d’arte che possiamo tenere tra le mani. Alcuni vini sono qualcosa in più: il prodotto di un miracolo. Questo miracolo si chiama “appassimento”, una tecnica centenaria che è diventata l’identità di un territorio come la Valpolicella, ne ha scritto la storia e l’economia definendo la qualità dei suoi prodotti. È la prima tecnica vitivinicola ad essere candidata come Patrimonio immateriale Unesco.

Da questo miracolo, e probabilmente da un errore, nasce quel magnifico vino che è l’Amarone. «In fondo cos’è l’Amarone? È un recioto scapà, parte tutto da lì». Lo spiega così Alessandro Venturini della cantina Venturini. Come spesso accade, il dialetto spiega in due parole una storia affascinante.

Non si sa davvero chi sia stato il primo contadino della Valpolicella che, secoli fa, si è dimenticato una botte di Recioto, un vino molto dolce prodotto con le uve appassite delle varietà locali corvina, corvinone e rondinella. La seconda fermentazione, iniziata grazie a questa dimenticanza, ha creato un vino secco e amaro di cui l’intelligenza contadina ha intuito il potenziale. 

In quelle botti dimenticate c’era l’inizio di una storia di successo. Anzi, di molte storie. Qui ve ne raccontiamo 13 racchiuse in una sola, quella dell’Associazione Famiglie Storiche che dal 2009 riunisce prestigiose aziende vitivinicole che da generazioni sono testimoni attive del “mondo Amarone”: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato.

Famiglie che si riconoscono nei valori, nella tradizione e nello sguardo al futuro. Unite non solo attorno ad un vino, ma ad un territorio di cui si fanno custodi. La Valpolicella è un territorio raro, difficile, riconoscibile e riconosciuto in tutto il mondo. Ha un’incredibile variabilità del terreno, ogni vallata ha il suo microclima e le sue caratteristiche. 

Un detto dice: «Quando la terra è meno generosa, la vigna esprime il suo più alto potenziale qualitativo». Ma perché ciò avvenga, quella terra bisogna conoscerla alla perfezione, come chi ci è cresciuto e tra quei filari affonda le sue radici. Storia e tradizione familiare creano la giusta conoscenza per prendersi cura di ogni singola vigna dedicandoci tempo e attenzione.

Le Famiglie Storiche sono state perfetti interlocutori per l’evento “Terra & Tech” di Verona, in occasione di un “tavolo di confronto per la viticoltura di domani” organizzato da Filiera Futura e Fondazione Cariverona in collaborazione con l’Incubatore del Politecnico di Torino I3P e con la partecipazione di Verona Agrifood Innovation Hub.

«Mio padre ha realizzato le sue intuizioni provando pragmaticamente. Io ho cercato di portarlo avanti, approfondendo e studiando. Mio figlio oggi ha dalla sua la scienza e la tecnologia». In queste parole di Sandro Boscaini dell’azienda Masi si intuisce il futuro dell’Amarone che sta sia nel suo passato che nella sua attualità. 

Le Famiglie sperimentano e si confrontano su tutto ciò che le aiuta a preservare il territorio e l’ambiente: da un semplice impianto fotovoltaico sulle cantine alle tecnologie che aiutano il processo di produzione creando il miglior impatto ambientale possibile, alla ricerca e sperimentazione di nuovi cloni di vigne resistenti al cambiamento climatico. 

Il futuro sta anche nel portare la percezione del consumatore e il gusto del vino verso nuove possibilità. Pierangelo Tommasi della cantina Tommasi e Presidente del gruppo Famiglie Storiche per il prossimo triennio, spiega come consapevolmente negli ultimi anni le cantine dell’associazione abbiano evoluto il loro stile portando la produzione dell’Amarone verso una maggiore secchezza che lo rende più facilmente abbinabile a vari tipi di cucina e a vari palati. Ed ecco che un vino storico diventa contemporaneo e si diffonde nel mondo.

A tal proposito sembrano perfette le parole di Sandro Boscaini: «L’Amarone è un vino particolare e con una forte caratteristica: si presenta con una certa illusione di dolcezza». Quell’illusione è ciò che lo rende speciale e non c’è niente di meglio che illudersi e ritrovarsi una realtà ancora migliore delle aspettative.

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L'autore

Susanna Piccin

Giornalista e social media manager di Italia che Cambia, è esperta e appassionata di ambiente e teatro.