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“Alimentiamo l’ambiente”: come il cibo può salvare il pianeta

Andrea Degl’Innocenti
Andrea Degl’Innocenti
23 Dicembre 2024
7' di lettura

Venerdì 22 novembre si è svolto il convegno “Alimentiamo l’Ambiente”, promosso e organizzato dalla Fondazione Carima, socia di Filiera Futura. Un evento dedicato alla sostenibilità ambientale, con un focus specifico sull’alimentazione e il suo impatto sull’ambiente.

Ripensare il modo in cui produciamo e consumiamo cibo è fondamentale per garantire un futuro sostenibile al nostro Pianeta. Questo è stato il messaggio centrale di “Alimentiamo l’ambiente”, il convegno organizzato dalla Fondazione Carima lo scorso venerdì a Macerata, che ha messo a confronto esperti, imprenditori e cittadini sul rapporto tra alimentazione e sostenibilità.

Al Teatro Lauro Rossi, l’evento ha registrato una partecipazione straordinaria, confermandosi un importante momento di riflessione su temi come la biodiversità, la filiera corta e il ruolo della dieta mediterranea nel preservare l’ambiente. A condurre la serata è stato Giuseppe “Peppone” Calabrese, noto al grande pubblico, fra le altre cose, per essere il conduttore di Linea Verde, il noto programma tv su l’agricoltura, la biodiversità e le eccellenze agroalimentari. Tra gli ospiti, lo chef Carlo Cracco, la nutrizionista Giulia Biondi e i contributi scientifici di Silvio Barbero e Franco Fassio, che hanno offerto spunti concreti per affrontare le sfide future.

«È stato un evento molto partecipato, con contributi di altissimo livello e riflessioni che potranno orientare le attività future della Fondazione e della comunità maceratese», afferma Gianni Fermanelli, Segretario Generale di Fondazione Carima. «Non solo per la qualità dei relatori, ma anche per l’attenzione ricevuta da parte del pubblico».

L’obiettivo era duplice: stimolare la comunità locale a riflettere su questioni centrali come la sicurezza alimentare e l’agricoltura di qualità, e raccogliere progettualità concrete per promuovere stili di vita e di consumo più sostenibili.

Tra i temi affrontati durante l’evento, grande rilievo è stato dato alla necessità di ripensare il sistema di produzione alimentare, affinché rispetti i limiti ambientali e sociali sempre più pressanti. «Dobbiamo preservare la biodiversità e ridurre l’uso di chimica in agricoltura», ha sottolineato Gianni Fermanelli, citando l’intervento di Michele Buccelletti, imprenditore agricolo. Buccelletti ha condiviso la sua esperienza di gestione sostenibile dei terreni agricoli: «Preserviamo il manto erboso nei nostri uliveti per salvaguardare la biodiversità, evitando così di impoverire i terreni fino alla desertificazione e garantendo una maggiore qualità nei prodotti finali».

Questa riflessione si lega strettamente al ruolo del consumatore, che può fare la differenza con scelte più consapevoli. In occidente abbiamo un grosso problema di spreco alimentare: «Acquistare meno cibo ma di qualità, pagando il giusto prezzo ai produttori, è una scelta sostenibile che incentiva pratiche agricole rispettose dell’ambiente e delle persone», ha aggiunto Fermanelli, evidenziando come la sostenibilità non possa prescindere dalla giusta valorizzazione economica del lavoro agricolo.

Certo, per fare tutto ciò è necessario spesso rallentare, fare meno, un concetto in controtendenza rispetto a un sistema produttivo e sociale che corre a ritmi sempre più serrati. «Dobbiamo riappropriarci di una qualità che i nostri nonni conoscevano bene: la pazienza”, ha spiegato Fermanelli. Non si può avere tutto subito e in grandi quantità. Questo vale tanto per la produzione quanto per il consumo». Tornare a uno stile di vita più lento e riflessivo si concilia perfettamente con l’idea di mangiare meno e meglio: scegliere prodotti di qualità non solo migliora la salute individuale, ma incentiva anche modelli produttivi più rispettosi dell’ambiente.

L’importanza della sensibilizzazione è stata sottolineata da Giulia Biondi, biologa nutrizionista, che ha elogiato la dieta mediterranea come modello ideale per salute e sostenibilità. Secondo Biondi non servono grandi sacrifici: basta riscoprire i sapori della nostra tradizione, come l’olio d’oliva, i legumi e i cereali di qualità. Una dieta, quella mediterranea che oltre a essere sana, riduce significativamente l’impatto ambientale rispetto a regimi alimentari più industrializzati. La dieta mediterranea rappresenta dunque un modello accessibile e sostenibile, che può essere trasmesso anche alle nuove generazioni per consolidare uno stile di vita orientato alla salute e alla responsabilità ambientale.

Anche la ristorazione ha un ruolo cruciale, come sottolineato dallo chef Carlo Cracco. Le scelte che facciamo in cucina hanno un impatto diretto sull’ambiente e sui nostri stili di vita. Una ristorazione sostenibile, basata su filiere corte e prodotti del territorio, può fare la differenza e in questo gli chef come lo stesso Cracco possono avere una grande influenza, grazie al ruolo pubblico che rivestono, che li rende ambasciatori di buone pratiche per una gastronomia rispettosa dell’ambiente.

Il dibattito si è arricchito ulteriormente grazie ai contributi scientifici di Silvio Barbero, cofondatore di Slow Food e Presidente del Comitato Scientifico di Filiera Futura, e Franco Fassio, docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Entrambi hanno evidenziato l’urgenza di un cambiamento sistemico. Barbero ha ribadito l’importanza di preservare la biodiversità e utilizzare in modo più intelligente le risorse idriche, definendole una delle sfide più complesse per i prossimi anni. Fassio ha invece sottolineato come “il tempo è scaduto” e occorra un’azione immediata per implementare l’economia circolare a tutti i livelli, trasformando i rifiuti in risorse e riducendo gli sprechi.

Guardando al futuro, la Fondazione Carima intende dare continuità a queste riflessioni attraverso nuovi eventi e progettualità. «Stiamo già pensando a un nuovo incontro che potrebbe concentrarsi sulla transizione energetica e digitale, temi che, come la sostenibilità alimentare, richiedono pazienza e impegno collettivo», ha anticipato Fermanelli. La sostenibilità non è una meta immediata, ma un percorso da costruire insieme, un passo alla volta.

Insomma, “Alimentiamo l’Ambiente” si è confermato non solo un’occasione di dibattito, ma anche una chiamata all’azione, invitando istituzioni e cittadini a collaborare per un futuro più sostenibile.

Credit foto Luna Simoncini

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L'autore

Andrea Degl’Innocenti

Giornalista e co-fondatore di Italia che Cambia, esperto di ambiente, sistemi di governance, partecipazione.